India - Camminate ai piedi dell'Himàlaya

Tutto scorre

All'inizio ed alla fine del mondo tutto era acqua e tutto diverrà acqua. El'antico testo del Katha Sarit Sagar a rammentarci che fra questi due estremi il mondo si evolve e si dissolve in una serie di cicli senza fine attraverso milioni di anni. L'uomo partecipa a questo dilemma senza fine, apparendo e scomparendo di volta in volta nel corso delle ere.
Il pensiero indiano provvede ad offrire una via di salvezza in questo trauma, attraverso il distacco del proprio io dalla ruota senza fine dell'esistenza.
Questo distacco può essere operato quando si raggiunge l'ascetismo e la meditazione, annullando il desiderio di possesso, così che ognuno possa guardare aldilà dell'esperienza umana ed apparente. Altre vie sono offerte dal karma, raggiungimento di obiettivi positivi, alla bakti, amore ed adorazione per dio, dal dharma, senso della giusta azione.
Questi percorsi spirituali permettono di raggiungere la moshka (liberazione) che conduce il sé aldilà del tempo, dove il legame con la causa è profondo ed entriamo in uno stato di sonno senza sogni, conosciuto come turiya.
L'uomo ideale (uttam purusha) è chi ricerca questa visione e gioisce per il benessere di tutte le creature
(da Chhandogya Upanishad 8.12).