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il manifesto - 04 Maggio 2003 SOCIETÀ pagina 08
indice societÀ

pag.07

Quel che resta di Sarno
MASSIMO SERAFINI
ELIO BARBA

 
INTERVENTO
«L'emergenza continua»
ANTONIO MILONE*
 
«Oggi potete dormire tranquilli»
GINO COLOMBO
 

pag.08

Ribelli nel Cochabamba
GIUSEPPINA CIUFFREDA
DI RITORNO DALLA BOLIVIA
 
BOLIVIA
Oscar Olivera leader dell'acqua
 
BOLIVIA
Evo Morales presidente dei poveri
 
BOLIVIA
Felipe Quispe il Condor indigeno
 
TERRA TERRA
Quant'è difficile pulire la Galizia
BARBARA RONCAROLOAR
 

pag.09

Le medicine virtuali delle città malate
PHILIPPE MANA'
NANNING (Guangxi)
 
LA BILANCIA
Il «vizietto» impunito
DARIA LUCCA
 
Il virus si sposta a Taiwan Meno casi a Hong Kong
 
SARS, 4 CASI A MILANO
 
POLMONITE NORMALE
 
TERMOMETRI LASER
 
ALESSANDRO ROBECCHI/DALLA PRIMA
 
TURCHIA
Sono 140 le vittime del sisma
 
ACI CASTELLO
Una veglia per la strage al Comune
 
 

scheda

BOLIVIA
Evo Morales presidente dei poveri
Ha 43 anni, è un indigeno aymara, è bello, amatisso ed è la bestia nera dell'amministrazione statunitense che ha tentato in ogni modo di farlo estromettere dal parlamento. Evo Morales, segretario del Mas (Movimento per il socialismo), il secondo partito del paese con 35 deputati e due senatori, ha tutte le caratteristiche del capo carismatico. E' il leader indiscusso dei contadini che coltivano la coca e uno dei punti di riferimento del movimento indigeno. La sua famiglia ha lasciato Oruro, zona delle miniere, per il Chapare e in Evo l'esperienza politica dei minatori, protagonisti di lotte epiche negli anni 50-70, si è saldata con la visione comunitaria deicontadini andini. Sindacalista giovanissimo, diventa presto responsabile della Federazione del Tropico di Cochabamba. Dopo la marcia per la coca e la per sovranità nazionale del 1994 pone le basi del nuovo partito, quindi le elezioni presidenziali dove non viene eletto per un soffio. Aveva offerto la vice presidenza a Domitilla, la leggendaria leader delle mogli dei minatori di Potosì. E' recente un'ambigua denuncia fatta dall'ambasciatore Usa al vicepresidente Carlos Mesa su un colpo di stato preparato dal Mas, in cui però doveva restare ucciso lo stesso Morales con il numero due Antonio Peredo, fratello di Coco, morto con il Che.
 
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