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11/08/2020 11:26:04

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Made in China

La vita quotidiana di un paese che cambia

Sisci Francesco


Editeur - Casa editrice

Carocci

Asia
Estremo Oriente
Cina

Città - Town - Ville

Roma

Anno - Date de Parution

2004

Pagine - Pages

150

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

Le sfere


Made in China Made in China  

Questo libro racconta un'avventura privata, quella dell'autore, catapultato da Londra nella Cina della metà degli anni Ottanta, e quella, più generale, di un paese che si sta rapidamente lasciando alle spalle le ultime vestigia del comunismo e della cultura tradizionale per aprirsi al libero mercato. Un racconto che si dispiega attraverso alcuni aspetti fondamentali della vita cinese: il cibo, il sesso, il denaro, la famiglia, la politica e la religione. Introducendo il lettore nelle case, nelle saune, nei ristoranti e nei templi il volume restituisce l'immagine di un mondo che è passato in pochi anni e molto velocemente, dall'antichità alla modernità, dalla povertà alla ricchezza.

 



Recensione in lingua italiana

La Cina ha raggiunto risultati economici straordinari, grazie a un tasso di sviluppo che negli anni novanta è stato mediamente superiore all'8 per cento. Già oggi è la quarta potenza industriale (l'Italia è stata sorpassata un paio d'anni fa), e le previsioni sono che - a costanza di sviluppo - tra una decina d'anni supererà gli Stati Uniti. Per questo, peccano di miopia strategica le analisi che oggi vedono l'attacco di Bush all'Iraq come una "guerra preventiva" contro Saddam Hussein, mentre nel disegno globale del Pnac - il Plan for the New American Century - di Wolfowitz, Cheney, Rumsfeld e di tutta la società dei neocon l'assalto a Baghdad è stato in realtà la guerra preventiva contro la Cina. Pechino è già oggi uno dei primi importatori di petrolio, e il mantenimento del tasso di sviluppo impone alle sue industrie un aumento progressivo e costante del ritmo di questa importazione; controllare con i marine - o comunque con un governo devoto - il rubinetto delle risorse energetiche del più importante bacino di riserve petrolifere significa controllare e condizionare anche il tasso di sviluppo della Cina.

Naturalmente ci sono variabili infinite che possono incidere su questo scenario,


Biografia

Sisci Francesco

Francesco Sisci è nato a Taranto nel 1960 ed è il corrispondente della Stampa a Pechino. Laureato e specializzato in Lingua cinese a Venezia e a Londra, è stato il primo straniero mai ammesso alla Scuola Superiore dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali di Pechino. Sposato con una cinese, da cui ha avuto due figlie, collabora dal 1988 a testate giornalistiche italiane e internazionali, tra cui i più importanti quotidiani e periodici orientali, e ad Asia Times, la maggiore testata online dell’Estremo Oriente. Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino dal 2003 al 2005, collaboratore dell’Enciclopedia Treccani, è l’unico consulente straniero della rivista Zhanglue yu guanli ("Strategia e gestione"), il più prestigioso bimestrale cinese di politica e cultura.

UNO STRANO INCIDENTE EDITORIALE O DISINFORMAZIONE?

Su La Stampa del 31 ottobre abbiamo con sorpresa letto “Chi riceve il Dalai Lama non fa affari. La Merkel lo incontra, e Siemens perde l’appalto per la linea Pechino-Shangai” a firma di Francesco Sisci. Eppure la notizia di un collegamento tra i due eventi, riportata con grande rilievo dal quotidiano, non è apparsa su alcuna pubblicazione tedesca o di altra nazione, mentre diversi giornali hanno messo in risalto come la Cina tenda a contare sulle proprie capacità tecnologiche più che ad affidarsi a quelle straniere (in Italia ne ha parlato Il Sole 24 Ore proprio il 31 ottobre nell’articolo "Cina, treno veloce fatto in casa" di L. Vinciguerra). Grave è quindi la disattenzione di Sisci che non ha nemmeno confrontato le date relative all’incontro del cancelliere tedesco con il Dalai Lama con quelle della perdita dell’appalto da parte di Siemens.
Chi volesse trovare l’articolo dovrà però recarsi in emeroteca e cercare la copia cartacea de “la Stampa” del 31 ottobre perché la pagina web ha il nuovo titolo “La scelta cinese La costruzione della Tav prevede commesse per 20 miliardi di euro. Favoriti i giapponesi della Kawasaki”.
Si tratta quindi, per il quotidiano torinese, di uno spiacevole incidente editoriale. E' però alquanto strano che l'estensore dell'articolo, Francesco Sisci, sia incorso in una così enorme svista proprio alla vigilia di una importante visita del Dalai Lama in Italia che, oltre Milano, toccherà anche Roma e la stessa città di Torino dove riceverà la cittadinanza onoraria.
E se di svista non si tratta, l'articolo suona come un non richiesto avvertimento agli industriali italiani che più della presenza del Dalai Lama in Italia dovrebbero temere la mancanza di rispetto dei diritti umani, civili e sindacali in Cina.