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22/10/2020 07:36:56

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Alpi Giapponesi

Fotografi di montagne lontane

Maraini Fosco, Sugimoto Makoto


Editeur - Casa editrice

Museo Naz.della montagna

Asia
Estremo oriente
Giappone

Città - Town - Ville

Torino

Anno - Date de Parution

1998

Pagine - Pages

160

Lingua - language - langue

Italiano

Edizione - Collana

Cahier museomontagna


Alpi Giapponesi Alpi Giapponesi  

Le Alpi giapponesi: un incredibile viaggio in un mondo e in una cultura lontane e molto differenti da quella occidentale, una diversità che regala a quei luoghi una straordinaria carica di fascino e di mistero. Corredato da una brillante introduzione di Maraini, che percorre le principali tappe dell'alpinismo in Occidente e in Giappone, questo catalogo di una mostra, curata dallo stesso Maraini con Makoto Sugimoto nel 1998, presenta 120 immagini di 29 fotografi del Sol Levante che restituiscono al lettore l'incanto dei luoghi alpini giapponesi, riproducendo in maniera nitida e convincente quella "concezione delle montagne come mète sacre, e dell'alpinismo come attività eminentemente purificatrice e spirituale" così squisitamente nipponica

 

Consulta anche: Himalaya in bianco e nero al Museo della Montagna


Recensione in lingua italiana

Torino — “Himalaya Bianco e Nero - Takeschi Mizukoshi. La luce delle grandi montagne” è il titolo di un'interessante mostra fotografica che il Museo Nazionale della Montagna di Torino ospita, fino al 24 gennaio 2004, nella sua sede al Monte dei Cappuccini (Via Giardino 39).
La rassegna, realizzata dal Museomontagna e dalla Regione Piemonte in collabarazione con la Città di Torino e il Club Alpino Italiano, è nata da una collaborazione pluriennale. In particolare Takeschi Mizukoshi ha già collaborato con il Museomontagna nel 1998, quando alcuni suoi scatti furono selezionati per la mostra “Alpi Giapponesi, fotografi di montagne lontane”. Nello stesso anno realizzò una campagna fotografica nelle Valli Pellice, Germanasca e Chisone per il progetto “Impressioni di viaggio, quattro fotografi stranieri nelle Valli torinesi”. Nel 1999 le foto di quel lavoro furono espsote nell'omonima mostra e pubblicate nel relativo catalogo.
L’odierna esposizione dedicata alle gigantesche cime asiatiche comprende settanta stampe fotografiche in bianco e nero, di gran qualità e del formato 46 x 65 cm, scelte fra quelle conservate nella fototeca del Centro di documentazione del Museo. Attraverso le immagini l’autore ribadisce due dei suoi principi fondamentali: un'oggettività onesta e chiara e la rigida esclusione di una qualsiasi presenza umana. Mizukoschi non è solo fotografo, ma anche alpinista. Grazie a questo bagaglio di esperienze le sue fotografie risultano prive di quel messaggio lirico e romantico che pervade le opere di altri autori giapponesi.
Ambienti desolati, con la roccia, il ghiaccio e i pendii innevati quasi verticali a picco su paurosi precipizi. Guardando le foto delle pareti si ha la chiara percezione di una possibile e imminente tragedia, come se fossimo alla base di quella parete. Ma la sensazione di paura si contrappone allo splendore di questi colossi himalayani e del Karakorum, dove sono evidenti le linee che "sfidano" l'alpinista.
Nella mostra ci sono montagne famose, le più alte del pianeta, dal K2 al Nanga Parbat all'Everest, ma ci sono anche tante vette meno conosciute di 6000 o 7000 metri, alcune ancora senza nome, che da punto di vista estetico e alpinistico hanno poco da invidiare a quelle più celebri. C’è un insieme articolato e variegato di soggetti, unito da rigorose scelte estetiche. Ogni singola foto è un tassello di un mosaico molto più ampio che, come dice lo stesso fotografo, «non è stato solo il tentativo di immortalare l'Himalaya, ma un vero e proprio percorso di ricerca interiore».

Takeshi Mizukoshi, nato nel 1938 a Toyohashi nella prefettura di Aichi, ha studiato fotografia sotto la guida di Tabuchi Yuchio, noto fotografo giapponese specializzato sul tema “natura”. Assai conosciuto a livello internazionale, è socio della prestigiosa Japan Professional Photographer Society e del Club Alpino Giapponese.
Nel 1991 ha ricevuto il premio annuale della Società Fotografica Giapponese, per il libro “The japanese Virgin Forest”; altri importanti riconoscimenti li ha ottenuti per i volumi sull'Himalaya e sul Borneo. Sue fotografie sono state esposte a Tokyo (in diverse occasioni), Praga, Amsterdam, Colonia. Sue collezioni fotografiche sono attualmente ospitate in importanti musei giapponesi: a Toyohashi, Toyota e Tokyo (Museo Metropolitano di Fotografia e Fuji Art Museum).
Nel catalogo cui si accenna più avanti Fosco Maraini, curatore della mostra, ha scritto che «Come al solito Takeshi è riuscito ad afferrare lo spirito segreto di quelle terre. [...]. L’abilità di Mizukoshi come fotografo è assolutamente giapponese. Il suo amore per la natura è silenzioso e rispettoso, espressione della generosità che deve animare ogni artista; egli riesce a imporre la sua personalità sulla scena con grande discrezione, tenendo in disparte, spesso, le sue scelte e i suoi gusti, lasciando che vengano scoperti da un osservatore acuto, sensibile e ricettivo.
In quanto agli sfondi usa una tecnica eccellente, che ci porta indietro fino ai maestri artigiani che fiorivano nell’antico periodo Takugawa (1600-1868). Takeshi fortunatamente è ancora giovane: da lui possiamo aspettarci molti altri capolavori».

Consulta anche: Himalaya in bianco e nero al Museo della Montagna