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17/11/2019 23:58:48

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Sale nero

Le vie del sale di Taudenni e Ahmed Ela
Aime Marco; Pensotti Stefano; Semplici Andrea

Editeur - Casa editrice

FBE

Africa
Africa occidentale
Africa orientale

Anno - Date de Parution

2008

Pagine - Pages

157

Titolo originale

Sale nero. Le vie del sale di Taudenni e Ahmed Ela

Lingua - language - langue

italiano

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Sale nero. Le vie del sale di Taudenni e Ahmed Ela


Sale nero Sale nero  

Taudenni e Ahmed Ela: due "non luoghi" africani, il primo in Mali il secondo nella Dancalia Etiope, sono un chiaro esempio di quelle società "diversamente sviluppate" dove il modello è ancora quello della cultura materiale. Per entrambi è grande l'importanza che continua ad avere il commercio del sale, l'uso dello stesso per gli scambi commerciali è ancora ampiamente diffuso. Il libro racconta con testi e fotografie l'ambiente "umano e geografico" che le carovane attraversano: comunità, culture, ambienti naturali. Mette in rilievo le comunità che vivono di questa economia, i rapporti che si intrecciano, le strutture sociali e parentali delle popolazioni, l'esperienza umana. Chi sono questi uomini, quale la loro esperienza?

S. Pensotti © Taudennni ed Ahmed Ela sono un chiaro esempio di quell’Africa “diversamente sviluppata” dove il modello è ancora quello della cultura materiale e le strutture sociali nel loro formarsi non possono ignorare l'importanza che assume l'ambiente naturale, essendo questa una variabile condizionante dello sviluppo e dell'evoluzione dell'identità culturale e sociale di un popolo. Il commercio del sale è, a suo modo, una straordinaria economia solidale in una terra così difficile, le carovane attraversano comunità, culture, ambienti naturali e strutture sociali, permettono intrecci tra le popolazioni, creano esperienze umane. Villaggi, tribù, etnie, minoranze, culture, stili di vita che riflettono le caratteristiche del territorio. L’africa si trova oggi in una fase di transizione caratterizzata dalla continua tensione tra i due poli della occidentalizzazione e dell'africanizzazione; i suoi popoli sono impegnati nel tentativo di liberarsi dai modelli culturali e di sviluppo imposti dagli occidentali, per recuperare e rivalutare le proprie radici e la propria identità, per trovare un proprio modello di sviluppo.

M. Aime © Al di là di ogni previsione, sfidando con il loro anacronismo la surmodernità che sembra avvolgere il pianeta, le azalai continuano a percorrere con lentezza la loro strada sabbiosa, a scavalcare dune, a sopportare le notti gelide del Sahara, ad affrontare l’arroganza dei suoi venti e a portare quel sale che consente agli uomini di vivere. Quasi a volerci dimostrare che un altro mondo non solo è possibile, esiste già. Il sogno occidentale della razionalità, che impone di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, sembra insabbiarsi lungo questa pista e altre piste simili, come quella di Bilma, nel Niger. Il deserto impone le sue regole, i suoi tempi e i cammellieri li conoscono e li assecondano.

A. Semplici © Per millenni, in questa Piana, è stato estratto il sale dell’Etiopia. Ancor oggi, nonostante la concorrenza del sale ‘industriale’, i dromedari della Dancalia ne trasportano verso l’altopiano almeno 300 tonnellate ogni giorno. Questa è un’economia vera, reale: in questa terra estrema coinvolge migliaia di persone, dà lavoro e sopravvivenza a migliaia di famiglie, contribuisce (con l’esazione delle tasse sulle carovane, con i piccoli commerci) ai bilanci delle amministrazioni locali dei villaggi che si trovano lungo le piste del sale. Musulmani e cristiani, in Dancalia, hanno bisogno uno dell’altro. Nessuno può avere il controllo totale della produzione e del commercio del sale. In questa terra si è imparato, fra mille difficoltà e tensioni, a convivere, a lavorare fianco a fianco, a faticare in mezzo al deserto, a osservarsi mentre si mangia e mentre si prega, a rispettare i giorni festivi delle due religioni.