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30/05/2024 09:00:04

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Il grande sigillo. Mahamudra

Tilopa


Editeur - Casa editrice

Promolibri Polis

Religione
Buddhismo
Vajrayana


Anno - Date de Parution

1997

Pagine - Pages

62

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

L'esperidio

Curatore

Giuseppe Baroetto


Il grande sigillo. Mahamudra Il grande sigillo. Mahamudra  

I consigli di Tilopâ, formulati in India quasi mille anni fa, non sono parole che aumentano la conoscenza intellettuale, ma puntano al sole della propria vera natura originaria, che risplende spontaneamente al di là delle nubi. La Mahâmudrâ, il "Grande Sigillo" della verità inalterabile, non può essere compresa ragionando o facendo chissà quale cosa, ma soltanto essendo come lo spazio celeste.

Nel gran computo dei vari ordini lamaisti, che secondo alcuni studiosi ammontano a ben diciotto diverse componenti, la scuola kagyü-pa (bKa br Gyud Pa, tib.: trasmissione orale) è la più famosa fra le scuole non riformate dette dei «berretti rossi» (tib.: pr.: zamar) ed è anche la più rappresentata e numerosa del Ladakh, ma non nella tradizione karma-kagyü maggiormente conosciuta in occidente.
La filosofia di questo ordine trova fondamento nel pensiero dello yogi indiano Tilopa (n. 928). che applica numerose tecniche yoga nella pratica degli insegnamenti buddhisti. Gli insegnamenti trasmessi da Tilopa sarebbero quattro, ma sul loro contenuto vi sono differenti versioni. Egli ebbe la trasmissione direttamente da Vajradhara, il Buddha primordiale che simbolizza il Dharmakaya, la radiosa e vuota essenza della no-stra vera natura.

I quattro mahasidda
Ogni ordine pone i propri maestri, lama ed abati ad un rango così elevato da esser spesso pari ai vari Buddha del Vajrayana. I quattro mahasidda Tilopa, Naropa, Marpa, Milarepa, occupano un posto di preminenza nei templi dei Kagyü-pa. In virtù delle loro capacità di yogi, essi si distinguono nettamente nell’iconografia ufficiale differenziandosi dai maestri successivi per la lunga capigliatura e per l’assenza della cuffia liturgica. Riallacciandosi all’episodio storico in cui il mahasidda Tilopa resuscitò alcuni pesci, il codice rappresentativo lo raffigura assieme ad uno di questi animali; il suo eminente discepolo Naropa sostiene con le mani una coppa ricavata da un cranio (tib.: kapala) e lo scettro tridente su cui sono infilate tre teste umane (tib.: khatvanga) simboli della vittoria sul mondo delle apparenze. Seduto su una pelle d’animale e spesso raffigurato all’interno di una caverna, Marpa di Lhobrang, il traduttore, regge un libro simbolo di erudizione ed un kapala che indica la capitolazione dell’ego e la realizzazione spirituale, ed infine Milarepa porta la mano destra all’orecchio per «ascoltare il proprio canto interiore» come racconta la tradizionale raffigurazione di questo squisito poeta tibetano).