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30/05/2024 08:11:37

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L' idiota in viaggio. Storia e difesa del turista

Urbain Jean-Didier


Editeur - Casa editrice

Aporie

Mondo




Anno - Date de Parution

1997

Pagine - Pages

300

Lingua - language - langue

italiano


L' idiota in viaggio. Storia e difesa del turista L' idiota in viaggio. Storia e difesa del turista  

recensione di Gobetti, N., L'Indice 1997, n.10

Jean-Didier Urbain si è assunto con il suo libro un compito nobile, quello di parlare in difesa di una delle figure più bistrattate del nostro immaginario: il turista. Come è stato possibile, si è infatti chiesto l'autore, che il diffondersi delle vacanze per tutti e la democratizzazione del viaggio siano stati accompagnati dal dilagare di un viscerale pregiudizio collettivo nei confronti del turista? Perché proprio ora che siamo diventati tutti turisti abbiamo cominciato a vergognarcene in massa?
Con un certo senso dell'ironia e con indubbio anticonformismo, Urbain decostruisce l'onnipresente modello culturale che al viaggiatore - ancora capace di sperimentare l'autenticità, esplorare territori incontaminati ed entrare in relazione profonda con l'altro - contrappone il turista alla ricerca di simulacri esotici, emozioni standardizzate e contatti superficiali. Eppure è evidente come l'esperienza autentica e profonda, l'avventura e il rischio, lo smarrimento nel diverso e la conoscenza da vicino di altri modi di vita siano divenuti feticci turistici diffusi, desideri di massa, su cui si costruiscono imponenti strategie di marketing volte a proporre sempre nuove formule di viaggi alternativi.
Si è giunti così al paradosso per cui chi parte alla ricerca delle terre vergini, ostinandosi a porsi come obiettivo gli ultimi angoli del pianeta non sfruttati turisticamente, non fa altro che contaminare ciò che desidererebbe incontaminato, aprendo nuove piste per futuri viaggi organizzati, e proprio quando ogni turista ama viversi come un viaggiatore, ogni viaggiatore è costretto a riconoscersi come un turista. Il turista è così divenuto un personaggio schizofrenico, imprigionato in un doppio vincolo: ossessionato dall'idea di evitare i posti turistici, di non farsi catturare dagli specchietti per le allodole, di conoscere davvero i luoghi in cui si reca, di non fare come fanno tutti, si trova in ultima analisi a non poter essere se stesso, a non poter andare là dove in effetti va, a non poter fare ciò che in effetti fa.
Il turista è tormentato dal desiderio di non esserlo, ma pur sempre lo è, e continuamente questa sua imbarazzante identità gli viene ribadita dai nativi, che si ostinano a riconoscerlo come tale, e ancor più dagli altri turisti che incontra, e in cui cerca ansiosamente di non rispecchiarsi. Per non ammettere di essere ciò che è il turista mette allora in atto le più svariate strategie di cammuffamento. Ma, secondo Urbain, si tratta alla fin fine di trucchetti destinati al fallimento. Il turista dovrebbe invece far pace con se stesso, magari per ricominciare ad apprezzare quelle che sono le proprie peculiarità, ad esempio lo sguardo da lontano, il cui valore sta proprio nel non confondersi con quello del nativo, nella capacità di continuare a vedere ciò che l'indigeno non vede più.