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Libri suggeriti in ordine di preferenza ed alfabetico
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ricerca di: Turri Eugenio - Libri recensiti: 8

La via della seta di Turri Eugenio

 In breve: Nel 1958 Eugenio Turri intraprese il suo viaggio lungo la Via della Seta, poi forzatamente concluso a Samarcanda. Nel duro contrasto tra USA e URSS, che dominava la scena politica di quegli anni, si aprivano spazi in una sorta di pax interstiziale, basata su reciproche deterrenze, per cui si poteva accedere alla Turchia, all'Iran e all'Afghanistan senza troppa difficoltà. Durante il viaggio Turri si imbatte in società antiche, in mondi chiusi, arroccati nelle loro tradizioni asiatiche, fossero contadini o nomadi, pieni di orgoglio e di stravolgente bellezza. Il libro ha proprio negli incontri il suo interesse primo rivelandoci l'anima profonda di questi popoli.
Testi di Paolo Beonio Brocchieri, Mario Bussagli, Marica Milanesi, Eugenio Turri.

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Viaggio a Samarcanda di Turri Eugenio

 In breve: Balk in Afganistan, Samarcanda e Buckhara in Uzbekistan, tre città millenarie che evocano storia e leggende. E da Samarcanda, con il suo bazar, la sua millenaria piazza del Registan, le mura dilavate dal sangue dei nemici e dalle piogge, le sue contraddizioni fra Islam, socialismo e modernismo, si arriva a Nukus, capitale dimenticata del Karakalpakstan. E ancora su, fino alla scoperta inquietante dell'agonia del Lago di Aral, avvelenato da pesticidi e da esperimenti nucleari e batteriologici. Balk in Afganistan, Samarcanda e Buckhara in Uzbekistan, tre città millenarie che evocano storia e leggende. E da Samarcanda, con il suo bazar, la sua millenaria piazza del Registan, le mura dilavate dal sangue dei nemici e dalle piogge, le sue contraddizioni fra Islam, socialismo e modernismo, si arriva a Nukus, capitale dimenticata del Karakalpakstan. E ancora su, fino alla scoperta inquietante dell'agonia del Lago di Ara/l, avvelenato da pesticidi e da esperimenti nucleari e batteriologici.

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Gli uomini delle tende Dalla Mongolia alla Mauritania di Turri Eugenio

 In breve: Questo`, dicevano gli arabi, assaporando il vento del deserto, `è il profumo migliore; non sa di nulla`. Voltavano le spalle ai profumi, al lusso, per scegliere le cose in cui l`uomo non aveva avuto parte alcuna. (T.E.Lawrence)

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Il paesaggio come teatro Dal territorio vissuto al territorio rappresentato di Turri Eugenio

 In breve: Se è vero che la vita è rappresentazione, allora è vero che il paesaggio è assimilabile al teatro. Un teatro in cui la scena è il territorio e l'intero pianeta è il palcoscenico delle infinite recite dell'umanità. L'uomo-attore-spettatore ne diventa fattore di crescita, di progettualità, mediatore tra conoscenza ecologica e senso della memoria, di tutela e salvaguardia, di capacità di saper cogliere il senso che i paesaggi emanano.

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Il paesaggio e il silenzio di Turri Eugenio

 In breve: Un modo di guardare al paesaggio che rimanda ai comportamenti archetipi dell'uomo nella natura, venati dal senso religioso dell'agire umano, acquistando un senso diverso alla luce di quelle verità che il frastuono del nostro tempo sembra obliterare.

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Il viaggio di Abdu Dall'Oriente all'Occidente di Turri Eugenio

 In breve: Un libro a metà strada fra racconto di viaggio, fiction e lezione di geografia. Abdu è un giovane suonatore di sitar, la chitarra indiana, originario delle valli del Karakorum, con cui l'autore ha fatto amicizia e viaggiato, lasciandolo poi libero di tentare il volo verso l'Occidente, dove cercherà vanamente di inserirsi come suonatore professionista nei complessi più in voga negli anni Settanta e Ottanta.

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Taklimakan deserto da cui non si torna indietro di Turri Eugenio

 In breve: "Questo è il paesaggio visibile dalla cima dove ci spinge il desiderio di identificarci nella geografia, con l'occupazione di un suo punto preciso, il più alto, il più panoramico. Orofilia come desiderio di essere elementi della natura, di darsi una dimensione interiore tutta intrisa della possessività delle cose, come totale appagamento dell'essere".

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Week-end nel Mesozoico di Turri Eugenio

 In breve: Un`esplorazione tra montagne e deserti diventa momento di riscoperta del paesaggio interiore dell`uomo contemporaneo e dei suoi `geologici` smarrimenti. La fotografia, associata al testo, diventa il momento visivo del percorso ed assume il significato di atto magico, fuggevole eppure eterno.

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