L'occupazione fascista

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La Libia (composta dalle due province della Tripolitania e della Cirenaica) viene conquistata nella guerra 1911-12 dall’Italia, che la strappa all’Impero turco. Contro la nuova dominazione inizia subito una lotta di resistenza che sfocia nel 1915 in un’aperta insurrezione. Nel 1918 la Libia diviene praticamente indipendente e la presenza italiana si limita al controllo di poche città lungo la costa. Negli anni 1919-20 il governo italiano raggiunge un accordo con Muhammad Idris, il capo della setta islamica dei Senussi, che concede una vasta autonomia e libertà in cambio del riconoscimento della sovranità italiana. Vengono costituiti anche due parlamenti a Tripoli e in Cirenaica.

Con l’avvento del fascismo il nuovo governatore Giuseppe Volpi cancella l’accordo e lancia una campagna di riconquista. Negli anni 1922-25, utilizzando per la massima parte truppe di colore arruolate in Eritrea e Somalia, riesce a riportare sotto il dominio italiano il grosso delle tribù della Tripolitania. Il ministro delle Colonie, Luigi Federzoni, chiude i due parlamenti, definendoli una farsa indecorosa. Non appena un territorio della Tripolitania è riconquistato, le tribù locali vengono confinate in aree ristrette. Viene modificata la legge che proibisce la confisca della proprietà privata, e si stabilisce che il governo può requisire tutta la terra non coltivata. In realtà solo le terre migliori vengono confiscate. Agli inizi del 1930 si conclude, dopo quasi un ventennio di guerra endemica, la riconquista della Tripolitania, mentre a oriente, nella Cirenaica, è ancora in atto un forte movimento di ribellione

Tratto dal Sito dell'ANPI - Le guerre coloniali del fascismo

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