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Togu na, la casa della parola
Spini Tito; Spini Sandro

Editeur - Casa editrice

Electa

Africa Occidentale
Sahel
Mali

Pagine - Pages

358

Lingua - language - langue

italiano

Ristampa - Réédition - Reprint

2003 Bollati Boringhieri Nuova Cultura

Prefazione

Enrico Guidoni

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Togu na, la casa della parola
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Togu na, la casa della parola  

Pubblicato per la prima volta nel 1976, questo libro, subito qualificato come «eccezionale» da una studiosa come Geneviève Calame-Griaule, documenta senza concessioni a un superficiale estetismo un tipo di edificio che è nello stesso tempo la proiezione di una struttura sociale. E salva almeno il ricordo di un patrimonio culturale che negli ultimi decenni è stato irrimediabilmente rovinato dalla banalizzazione turistica e da un collezionismo di rapina, oltre che dall’abbandono dovuto alla crescente islamizzazione della società dogon.
"Gran riparo", casa della parola degli uomini, il togu na è presente in tutto il paese dogon (Mali), perfettamente integrato nel paesaggio a segnalare il villaggio di cui è la "testa", il luogo a cui fa capo la vita sociale tradizionale. Sede specifica della parola "seduta", calma e ponderata, il togu na è il centro dal quale emanano le decisioni che governano il villaggio. In tal modo l'edificio si inserisce nella realtà sociale e costituisce, secondo gli autori, "l'elemento emblematico di questa necessaria e perfetta organizzazione comunitaria". Pubblicato per la prima volta nel 1976, questo libro documenta senza concessioni a un superficiale estetismo un tipo di edificio che è nello stesso tempo la proiezione di una struttura sociale.

Tito Spini (Milano 1923) si è laureato in architettura al Politecnico di Milano. Giornalista, critico d’arte, inviato speciale e corrispondente di quotidiani e riviste italiani e stranieri, è membro della Société des Africanistes, Musée de l’Homme, Parigi. Come esperto unesco ha recentemente curato l’iscrizione dei palazzi reali di Abomey (Benin) nel patrimonio dell’umanità.
Sandro Spini (Bergamo 1950) si è laureato in architettura a Venezia. Ha insegnato in varie università straniere ed è incaricato attualmente del restauro delle torri medievali di Bergamo.

 



Recensione in lingua italiana

Premessa
Enrico Guidoni

Il lavoro sul campo qui presentato da Tito e Sandro Spini mi sembra emblematico di un sempre più accentuato interesse non tanto e non soltanto per il complesso delle manifestazioni culturali di uno dei più noti popoli Africani, ma per le concrete testimonianze della sua produzione materiale. Studiare il togu na dei Dogon, cercare di interpretarne la storia e le motivazioni simboliche, coglierne l'evoluzione attuale ma soprattutto tentarne un primo inventano significa anche porsi il problema della conservazione di un patrimonio legato alla storia delle comunità agricole — siano esse ormai riassorbite da tempo in più ampi sistemi economici o viceversa conservino una loro riconoscibile identità e indipendenza territoriale.
L'esistenza, in precisi luoghi di un territorio, di strutture dove si concentra la vita comunitaria, è una realtà storica che impone oggi, a livello mondiale, il massimo sforzo per impedirne la dispersione o addirittura l'asportazione dei pezzi più pregiati ai fini di lucro; ciò comporterebbe anche la perdita di un rapporto tra l'uomo e il territorio costruito attraverso lunghe lotte, e dotato di quei caratteri di necessità che appaiono intrinsecamente legati a uno sfruttamento delle risorse naturali mai gratuitamente prevaricante. Attraverso la struttura costruttiva e decorativa del togu na si coglie la più concreta testimonianza della esistenza di un popolo organizzato, ma sì puo anche penetrare nel vivo della esperienza più ampiamente urbanistica da un punto di vista privilegiato: l'istituzione pubblica realizzata informe architettoniche variabili ma collegate in un sistema etnico-culturale di rara coerenza.

© 2003 Edizioni Bollati e Boringhieri

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