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09/12/2021 07:55:56

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La via dello Swat

Una civiltà di grandi confluen

Tucci Giuseppe


Editeur - Casa editrice

Newton & Compton

Asia
Pakistan
Pakistan

Città - Town - Ville

Roma

Anno - Date de Parution

1958

Pagine - Pages

112

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

paperbacks civiltà scomparse

Ristampa - Réédition - Reprint

1998

Contributo di

Fotografie di Francesca Bonardi


La via dello Swat La via dello Swat  

Il fascino dello Swat è dunque tutto nel paesaggio, discreto e composto, in certi mattini d'autunno lucenti e puri, nelle notti lunari, la cui chiarità filtra da lontano per carezzare le cime del Manchial, miracolose scalinate di vetro poggiate sul cielo in un'aria ferma.


La storia dello Swat risale a 5.000 anni fa, a tanto datano i primi insediamenti, e ricalca la storia di tutto il Pakistan con ondate migratorie di popoli dall'Asia centrale, consolidamento di imperi e secoli di autonomia. Gli Arii ricordano, nel Rigveda, il fiume Savastu (Swat) sulle cui rive i loro capi conseguirono vittorie. Alessandro vi combatté quattro battaglie. Ma ciò che più interessa è il fiorire del Buddismo fra il 2° secolo a.C. ed il 9° secolo della nostra era come testimoniano gli stupendi reperti, per lo più statue, provenienti da ben 1400 monasteri e che i numerosi scavi, condotti principalmente dagli Italiani, hanno permesso di ritrovare. Il Buddismo Tantrico si è sviluppato proprio in questi luoghi. Da questo sincretismo tra le parole di Gotama e le pratiche tantriche induiste nacque una religione ormai scomparsa in India ma che sopravvive, se pur con le sovrastrutture, nella religione buddista lamaista praticata in Tibet.

Padmasambhava, il missionario che portò il buddismo tantrico fra valli ed altipiani dell'Himalaya, era chiamato Urgyen da Udyana nello Swat. Il buddismo venne praticato fin verso il 16° secolo.

Fra l'8<° ed il 10° secolo della nostra era lo Swat fu dominato dai re Hindu che lo fortificarono con postazioni tutt'ora visibili, poste su numerose colline. Mahamud lo conquistò dopo la battaglia di Udegram. Nel 16° secolo i Moghul vi estesero i propri domini ed una delle mogli di Babur era dello Swat.

Nel 19° secolo salì al potere Akund di Swat. era un mistico asceta Sufi con fortissima personalità guerriera che unì il popolo dello Swat e pose capitale a Shari. La morte di Akund nel 1877 fu seguita da quarant'anni di anarchia tribale finché il nipote, Miangul Wadud, aiutato dagli Inglesi fu accettato come Badshah (grande re). Nel 1926 gli Inglesi riconobbero formalmente lo Swat come stato indipendente e riconobbero Miangul come Wali (governatore). Nel 1949 egli abdicò in favore del figlio Miangul Wadud che continuò a sviluppare il benessere dello stato costruendo strade, scuole ed ospedali, rivedendo leggi e distribuendo terre dei latifondi. Nel 1969 la politica di Bhutto portò all'inglobamento dello stato nel Pakistan ed alla formazione del distretto dello Swat, annesso alla N.W.F.P.

 



Biografia

Giuseppe Tucci
Macerata 1894 - San Paolo dei Cavalieri (Tivoli) 1984


Tucci è considerato il più grande orientalista italiano del Novecento, e fra i massimi tibetologi a livello internazionale. Fu giornalista, scrittore, archeologo, antropologo, esploratore, Accademico d'Italia, presidente onorario di numerose istituzioni di grande prestigio in tutto il mondo, vincitore del "Premio Nehru", e ha meritato ben cinque lauree honoris causa. Concittadino del gesuita e sinologo Padre Matteo Ricci, Giuseppe Tucci nasce a Macerata il 5 giugno 1894 e muore a San Polo dei Cavalieri, vicino a Tivoli, il 5 aprile 1984. Dotato di eccezionali qualità naturali e di un'ottima preparazione classica, giovanissimo conosce già una decina di lingue europee. Nel 1915 parte per la Grande Guerra, congedandosi col grado di tenente. Nel 1919 si laurea in Lettere e Filosofia.
Lavora prima come bibliotecario della Camera dei deputati, ma già tra il 1925 e il 1930 insegna italiano, cinese e tibetano presso le Università indiane di Calcutta e Shantiniketan, dove fra l'altro incontra il poeta Tagore e Gandhi. Dal 1930 diviene docente di lingua e letteratura cinese all'Università di Napoli, e dal 1932 insegna religione e filosofia dell'Estremo Oriente all'Ateneo di Roma. Nel 1933 fonda assieme a Giovanni Gentile, che ne è il primo presidente, l'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Is.M.E.O.), con lo scopo di "promuovere e sviluppare i rapporti culturali fra l'Italia e i paesi dell'Asia Centrale, Meridionale ed Orientale ed altresì di attendere all'esame dei problemi economici interessanti i Paesi medesimi". L'attenzione rivolta anche agli aspetti politico-economici è documentata, oltre che dalle numerose pubblicazioni dell'Istituto come i periodici Bollettino dell'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (1935) e Asiatica (1936-1943), dallo specifico interesse di Tucci per la geopolitica dell'Asia in un periodo cruciale della sua storia, e dalla sua amicizia personale con Karl Haushofer, che invita a tenere importanti conferenze su questa materia.
Tucci concentra i suoi viaggi di ricerca nella vasta regione himalayana, quale naturale crocevia storico fra tutte le diverse culture dell'Asia, raccogliendo sistematicamente materiale archeologico, artistico, letterario, di documentazione storica e altro. Risultati eccezionali vengono così ottenuti dalle sue lunghe spedizioni in Tibet fra il 1929 e il 1948, anno in cui l'Is.M.E.O. riprende in pieno la sua attività postbellica sotto la sua diretta presidenza, destinata a durare fino al 1978. Tra il 1950 e il 1955 egli organizza nuove spedizioni in Nepal, seguite dalle campagne archeologiche in Pakistan ('56), in Afghanistan nel ('57) ed in Iran ('59). Sempre nel 1950 avvia il prestigioso periodico in lingua inglese East and West, e nel 1957 fonda il Museo Nazionale di Arte Orientale di Roma.
Tra i suoi numerosi ed importanti scritti ricorderemo solamente, sia i sette volumi di Indo-tibetica (Accademia d'Italia, 1932-1942) che i due di Tibetan Painted Scrolls (Libreria dello Stato, 1949) per la loro ampiezza documentaria, e la Storia della filosofia indiana (Laterza, 1957) per la sua portata innovativa, specie per quanto riguarda la logica indiana.