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La mia Africa

Blixen Karen


Editeur - Casa editrice

Feltrinelli

Africa Orientale
Kenya
Tanzania

Città - Town - Ville

Milano

Anno - Date de Parution

1999

Pagine - Pages

224

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

Universale Economica (23a edi.)

Traduttore

Drudi Demby L.


La mia Africa La mia Africa  

Vissuta fino al '31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati SoMali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà "che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo". Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte : "I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall'ignoto e dagli assalti del fato; l'indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l'oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici".

Approfondimento
Vissuta fino al '31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà "che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo". Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte: "I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall'ignoto e dagli assalti del fato; l'indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l'oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici."

 



Biografia

Blixen Karen

Karen Blixen (Rungsted, 17 aprile 1885 – Copenaghen, 7 settembre 1962) è stata una scrittrice e pittrice danese che possedeva l'abilità di descrivere le sue storie con semplice chiarezza, e grande talento abbinato ad uno stile del tutto personale.
Durante la sua carriera di scrittrice, la Blixen ha usato diversi pseudonimi come: Isak Dinesen, Tania Blixen, Pierre Andrèzel e ancora Osceola; questo largo uso di pseudonimi risultò talmente incomprensibile nell'ambiente letterario del suo tempo che fu causa di pettegolezzi sulla autenticità dei suoi scritti. Ma è col nome del marito che divenne famosa e conosciuta: baronessa Karen Blixen-Finecke.
Durante i primi anni della sua vita, Karen crebbe negli agi della sua bella residenza di campagna a Rungsted, a una trentina di chilometri da Copenaghen, con la madre Ingeborg Westenholz, con il padre Wilhelm, a cui era molto affezionata, e col fratello Thomas e le due sorelle. Il padre, un proprietario terriero che partecipava alla vita politica del Paese, si suicidò quando lei aveva solo dieci anni.
Ragazza dal carattere estroverso e romantico, Karen non era bella ma possedeva quello che si chiama carisma, e la dote straordinaria di piacere alla gente. Frequenta dal 1903 al 1906 l'Accademia delle Belli Arti di Copenaghen, di Parigi (1910) e di altre città d'Europa.
Nel 1907 scrive i suoi primi racconti sotto lo pseudonimo di Osceola, con il titolo Gli eremiti e L'aratore, mentre è del 1909 La famiglia de Cats. Nel 1912 visita anche Roma durante un viaggio col fratello Thomas.
Nel 1913, il 2 dicembre, decide di partire per l'Africa insieme al cugino, il barone Bror von Blixen-Finecke col quale nel frattempo si era fidanzata, con lo scopo di acquistare una fattoria, per vivere lontano dalla civiltà e provare nuove emozioni. Nel 1914 sposa il cugino Bror a Mombasa ed insieme acquistano una piantagione di caffè ai piedi delle colline di N'Gong, vicino a Nairobi, e vi si trasferiscono iniziando l'avventura da tanto tempo sognata.
Il matrimonio termina nel 1921 con il divorzio e Karen resta da sola a dirigere la piantagione che ormai è la sua ragione di vita. Una grande crisi del mercato del caffè la costringe però a chiudere la fattoria nel 1931 e a far ritorno quindi in Danimarca il 31 agosto dello stesso anno. Non tornerà mai più nella sua amata Africa e si dedicherà con passione alla scrittura. Le resterà sempre però una grande nostalgia per la sua terra africana.
Blixen collaborò col giornale di sinistra Politiken come corrispondente da Berlino durante l'anno 1940 e nel 1941 da Helsinki e scrisse Lettera da un paese di guerra.
Usando lo pseudonimo di Isak Dinesen scriverà il lavoro che le porterà il successo: Sette storie gotiche, una raccolta di sette racconti pubblicata sia in America che in Inghilterra nel 1934. Tre anni dopo, nel 1937, scrisse quello che resterà il suo capolavoro e col quale resterà famosa nel panorama letterario del XX secolo: La mia Africa, una sorta di diario dove racconta i suoi anni passati in Kenia e i suoi rapporti con la natura e con i nativi del posto dei quali ammira il modo di vivere.
Ed è appunto nel romanzo La mia Africa che Karen racconta la storia del suo amore per Denys Finch Hatton, amore che durerà per poco tempo poiché Denys morirà in un incidente aereo il 14 maggio del 1931.
Negli anni che trascorse in Danimarca la sua salute fu molto cagionevole e passò lunghi periodi in ospedale a causa di una grave malattia venerea che aveva contratto dal marito. Negli ultimi anni di vita fu costretta a dettare i suoi romanzi alla segretaria a causa della malattia che non le consentiva di stare seduta. La fine arriverà il 7 settembre 1962 all'età di settantasette anni.
I suoi ricordi africani, le fotografie e le lettere del suo amato Denys, la sua scrivania e molti oggetti personali sono conservati nella sua casa, divenuta museo nel 1991 grazie agli introiti del film tratto dal romanzo La mia Africa. Nel museo si possono ammirare anche diversi quadri dipinti dalla stessa Blixen.
Nel 1968 Orson Welles trasse un film dal suo racconto La storia immortale, contenuto nell'ultima raccolta scritta dalla Blixen, Capricci del destino; La storia immortale è stata anche oggetto di rappresentazioni teatrali.
Nel 1982, ad opera del regista Emidio Greco, trova trasposizione cinematografica il raffinato racconto Ehrengard, pubblicato postumo. Fra gli attori Jean-Pierre Cassel e un giovane Alessandro Haber.
Da un racconto della raccolta Capricci del destino, Il pranzo di Babette, nel 1987 è stato realizzato il film danese Il pranzo di Babette, vincitore di numerosi riconoscimenti, fra cui l'Oscar al miglior film straniero nel 1988.
Dalle pagine del racconto La mia Africa è stato invece tratto nel 1985 il celebre film omonimo, interpretato da Meryl Streep e da Robert Redford, per la regia di Sydney Pollack.
Gli eremiti e l'aratore - 1907
La famiglia de Cats – 1909
Ex Africa – 1915 (poesie)
Il matrimonio moderno - 1923
Lettere dall'Africa - 1914-1931
La vendetta della verità - 1926
Il pranzo di Babette - 1952
Sette storie gotiche – 1934
La mia Africa - 1937
Dagherrotipi
Carnevale e altri racconti postumi
Racconti d'inverno – 1942 (undici racconti)
Il matrimonio moderno
I vendicatori angelici – 1944
Ultimi racconti – 1957
Capricci del destino – 1958
Ombre sull'erba – 1960
Ehrengard - 1963