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02/03/2021 04:51:03

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Palazzo Yacoubian

Al-Aswani 'Ala


Editeur - Casa editrice

Feltrinelli

Africa
Africa del Nord
Egitto

Città - Town - Ville

Milano

Anno - Date de Parution

2006

Pagine - Pages

216

Titolo originale

'Imarat Ya 'Qubyan

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

I narratori

Traduttore

Bianca Longhi


Palazzo Yacoubian Palazzo Yacoubian  

“È come quando vai al cinema a vedere un film e ti immergi completamente nella storia: ne vieni rapito, poi alla fine si spengono le luci e ritorni alla realtà, esci dal cinema, ti senti accarezzare dall’aria fresca della strada e tutto assume le sue proporzioni reali. Allora ti rendi conto che quanto hai visto era solo un film, un’enorme recita”.

Palazzo Yacoubian è la saga non di una famiglia, ma degli abitanti di un palazzo costruito al Cairo negli anni trenta da un miliardario armeno. Storie parallele, vite che scorrono una accanto all’altra senza mai incrociarsi. Un palazzo che contiene in sé tutto ciò che l’Egitto era ed è diventato da quando l’edificio è sorto in uno dei viali del centro. Dal devoto e ortodosso figlio del portiere che vuole entrare in polizia ma che finirà invece per immolarsi nel nome di Allah, alla sua fidanzata, vittima delle angherie dei suoi padroni; dai poveri che vivono sul tetto dell'edificio e sognano una vita più agiata, al signore aristocratico poco timorato di Dio e nostalgico dei tempi di re Faruk che indulge in piaceri assolutamente terreni; dall'intellettuale gay con la passione per gli uomini nubiani che vive i suoi amori proibiti, neanche così clandestinamente, all’uomo d’affari senza scrupoli del pianterreno che vuole entrare in politica. Ciascuno di questi personaggi si ritroverà a fare delle scelte che, alla fine, porteranno alla rovina o alla redenzione. Quale sia l’esito, sarà il lettore a deciderlo. Ogni personaggio interpreta una sfaccettatura del moderno Egitto dove la corruzione politica, una certa ricchezza di dubbia origine e l’ipocrisia religiosa sono alleati naturali dell’arroganza dei potenti, dove l'idealismo giovanile si trasforma troppo rapidamente in estremismo e dove ancora prevale un'immagine antiquata della società. Oltre ai numerosi protagonisti, in questo romanzo campeggia la denuncia della società, della politica egiziana e dei movimenti islamisti, una denuncia particolarmente cara ad al-Aswani che oggi è uno degli esponenti di punta del movimento di opposizione egiziano Kifaya. Non a caso, un fervente sostenitore del libro è stato Saad ed-Din Ibrahim, celebre attivista egiziano per i diritti umani. Al-Aswani racconta magistralmente le piccole storie private, le tragedie e le gioie dell’Egitto che meno conosciamo, un Egitto plurale, un Egitto fatto di persone che si divertono, che vivono e che vanno ben al di là dell’immagine stereotipata che abbiamo dell’altra sponda del Mediterraneo.

Approfondimento
Una critica alla società coraggiosa e schietta. Palazzo Yacoubian è il Cairo riprodotto in un microcosmo: arena, prigione, labirinto; un naufragio da cui l’umanità si salva a stento.
- Maria Golla, “Times Literary Supplement”

Alaa Al-Aswani con il suo attuale e pungente romanzo dà vita a una narrazione complessa della vita nell’Egitto contemporaneo.
- Kaelen Wilson-Goldie, “The Daily Star”

Una provocatoria indagine della pressione politica e sociale nell’Egitto contemporaneo, pressione che porta molti egiziani a guardare con nostalgia al passato. Arricchito dalla grande complessità dei suoi personaggi.
- Donna Bryson, “Associated Press”

Una delle offerte più forti dalla letteratura mediorientale per il 2006. Un melodramma politico molto ambizioso ambientato al Cairo, bestseller assoluto nel mondo arabo fin dalla sua prima edizione nel 2002.
- Michelle Pauli, “The Guardian”

Scava in un misto di potere, corruzione, sesso, sfruttamento, povertà ed estremismo, catturando in modo lucido i diversi aspetti della vita egiziana: etero, gay, ricco, povero, influente, impotente.
- Abdalah, “Egypt Today”

 



Recensione in lingua italiana

le prime pagine

1.
La distanza fra vicolo Behler, dove abita, e il suo ufficio a Palazzo Yacoubian non supera i cento metri, ma ogni mattina Zaki bey al-Dusuqi impiega un'ora per salutare gli amici che incontra lungo la strada. Conosce per nome tutti i proprietari dei negozi di abbigliamento di scarpe, i commessi e le commesse, gli inservienti e gli impiegati del cinema, i clienti del Caffè brasiliano, perfino i portieri, i lustrascarpe, i mendicanti e i vigili; Zaki bey li saluta e commenta con loro le ultime novità. È uno dei più antichi abitanti di via Suleyman pasha. Vi è arrivato verso la fine degli anni quaranta, dopo essersi laureato in Francia, e non l'ha più abbandonata. Gli abitanti del quartiere lo considerano un simpatico personaggio folcloristico. Sia in estate sia in inverno indossa un abito di due taglie più grandi che copre il suo corpo magro ed emaciato; il fazzolettino accuratamente stirato, dello stesso colore della cravatta, gli sporge sempre dal taschino della giacca; il prestigioso sigaro cubano dei bei tempi andati è stato sostituito da un dozzinale sigaro nazionale che ha un odore terribile e tira male. Il volto anziano e raggrinzito, gli spessi occhiali da vista, la dentiera smagliante e i capelli tinti di nero con le poche ciocche pettinate da sinistra per coprire la diffusa calvizie: in poche parole, Zaki al-Dusuqi è una leggenda. La sua presenza emana un'aura interessante e surreale (sembra poter scomparire da un momento all'altro, come un attore che si toglie gli abiti di scena per indossare i vestiti normali). E se a questo aggiungiamo lo spirito allegro, le barzellette sconce che racconta in continuazione, e la straordinaria capacità di attaccare discorso con chiunque, come se fossero tutti amici di vecchia data, risulta facile comprendere il segreto della calorosa accoglienza che tutti sulla strada gli riservano. Appena Zaki bey appare, verso le dieci del mattino, all'inizio di via Suleyman pasha risuonano da ogni lato i saluti di buongiorno. Molto spesso, alcuni dei suoi discepoli, fra i giovani commessi dei negozi, gli si precipitano incontro per interrogarlo scherzosamente su alcuni argomenti sessuali a loro oscuri. Zaki bey allora, ricorrendo alle sue enciclopediche conoscenze, spiega loro (nei minimi dettagli e in tono voluttuoso, in modo che tutti possano udire) i più reconditi segreti del sesso. Qualche volta chiede carta e penna (che gli vengono consegnate in un batter d'occhio) per disegnare esplicitamente certe curiose posizioni erotiche che lui stesso ha sperimentato in gioventù.

E necessario fornire alcune importanti informazioni su Zaki al-Dusuqi.
È il figlio minore di 'Abd el-al-pasha al-Dusuqi, il famoso leader wafdista che ha più volte ricoperto la carica di ministro ed è stato una delle persone più ricche del paese prima della rivoluzione: la sua famiglia possedeva ben oltre cinquemila feddan delle migliori terre agricole. Zaki bey ha studiato ingegneria all'Università di Parigi e molto probabilmente avrebbe svolto un importante ruolo politico, grazie all'influenza e al patrimonio del padre, se all'improvviso non fosse scoppiata la rivoluzione, cambiando tutto il contesto. 'Abd el-al-pasha è stato arrestato e portato davanti al tribunale della rivoluzione, è rimasto per qualche tempo in prigione, benché non sia stato dichiarato colpevole di corruzione, e la maggior parte delle sue ricchezze è stata confiscata e distribuita ai contadini, secondo la nuova riforma agraria. Profondamente addolorato, il pasha è morto poco dopo e la sventura del padre è ricaduta sul figlio. Lo studio di ingegnere che ha aperto a Palazzo Yacoubian è fallito dopo poco e con il passare del tempo si è trasformato nel luogo dove Zaki bey trascorre il tempo libero leggendo il giornale, sorseggiando caffè, ricevendo amici e amanti o contemplando dal balcone i passanti e le macchine di via Suleyman pasha. Le cause del fallimento professionale non vanno ricercate nella rivoluzione, ma nel suo carattere indolente e avido di piacere. Giunto all'età di sessantacinque anni, la sua vita, con tutti gli alti e bassi, è sempre ruotata intorno a un unico perno: la donna. Zaki è sempre stato prigioniero della dolce schiavitù del sesso femminile. Per lui la donna non è una passione che si consuma e si estingue a poco a poco dopo essersi incendiata. Per lui la donna rappresenta l'intero mondo della seduzione con le sue infinite e molteplici immagini: seni prominenti e vigorosi, capezzoli turgidi come chicchi d'uva, sederi morbidi e flessuosi che vibrano pronti a ricevere un repentino e impetuoso retroattacco, labbra tinte di rosso che, assetate di baci, sospirano di piacere, capelli dalle svariate fogge (lunghi e lisci, lunghi e crespi, le trecce al vento, sempre in ordine, corti a la garfon, che rivelano insolite predilezioni). Per non parlare degli occhi! Ah, com'erano belli quegli sguardi sinceri, menzogneri ed equivoci, quegli sguardi dissoluti o pudici, com'erano belli perfino quelli adirati e pieni di disappunto!

© 2006, Giangiacomo Feltrinelli Editore


Biografia

‘Ala al-Aswani è nato nel 1957. Oltre a esercitare la professione di dentista (il suo primo studio era appunto nel Yacoubian Building), scrive per molti quotidiani e riviste di letteratura, politica e questioni sociali. Palazzo Yacoubian, il suo secondo romanzo, è stato pubblicato in arabo nel 2002, suscitando grande scalpore e le denunce degli abitanti del palazzo. Da allora è il bestseller numero 1 nel mondo arabo. È già in produzione una versione cinematografica del libro dal budget stellare per gli standard egiziani, di 3 milioni di euro.