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07/04/2020 12:18:23

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Storia del camminare

Solnit Rebecca

Editeur - Casa editrice

Mondadori Bruno

Viaggio
Viaggio
Viaggio

Anno - Date de Parution

2005

Pagine - Pages

366

Titolo originale

Wanderlust: A History of Walk

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

Economica

Traduttore

Agrati G.; Magini M. L.

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Storia del camminare

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Wanderlust: A History of Walk

Storia del camminare Storia del camminare  

Che cosa significa uscire da uno spazio chiuso e iniziare a camminare nel mondo, nelle città nelle campagne o tra le montagne, in mezzo a una marcia di protesta o a un pellegrinaggio? Rebecca Solnit racconta numerosi episodi legati alla storia del camminare per dar vita a un affresco delle diverse forme in cui si esplica questo semplice atto. L`autrice sostiene che storicamente il camminare era legato a motivi politici, estetici, sociali, ludici e, in questo senso, si sofferma sugli esempi di persone per cui l`atto del camminare ha avuto grande importanza, dai filosofi dell`antica Grecia ai poeti romantici, dalle passeggiate dei surrealisti alle ascese degli alpinisti. C`è una profonda relazione tra la storia del camminare e la storia del pensiero, e occorre preservare spazi e tempi da dedicare a questa semplice attività in un mondo sempre più orientato alla velocità e dipendente dalle automobili.
Arricchiscono il volume profili di alcuni dei più significativi camminatori nella letteratura e nella storia, da Wordsworth a Gary Snyder, da Rousseau alle madri argentine della Plaza de Mayo, dalla Elizabeth Bennet di Jane Austen alla Nadja di André Breton.

 


Recensione in altra lingua (English):

The ability to walk on two legs over long distances distinguishes Homo sapiens from other primates, and indeed from every other species on earth. That ability has also yielded some of the best creative work of our species: the lyrical ballads of the English romantic poets, composed on long walks over hill and dale; the speculations of the peripatetic philosophers; the meditations of footloose Chinese and Japanese poets; the exhortations of Henry David Thoreau and Walt Whitman.
Rebecca Solnit, a thoughtful writer and spirited walker, takes her readers on a leisurely journey through the prehistory, history, and natural history of bipedal motion. Walking, she observes, affords its practitioners an immediate reward--the ability to observe the world at a relaxed gait, one that allows us to take in sights, sounds, and smells that we might otherwise pass by. It provides a vehicle for much-needed solitude and private thought. For the health-minded, walking affords a low-impact and usually pleasant way of shedding a few pounds and stretching a few muscles. It is an essential part of the human adventure--and one that has, until now, been too little documented.

Written in a time when landscapes and cities alike are designed to accommodate automobiles and not pedestrians, Solnit's extraordinary book is an enticement to lace up shoes and set out on an aimless, meditative stroll of one's own. --Gregory McNamee --This text refers to the Hardcover edition.

From Publishers Weekly
Walking, as Thoreau said and Solnit elegantly demonstrates, inevitably leads to other subjects. This pleasing and enlightening history of pedestrianism unfolds like a walking conversation with a particularly well-informed companion with wide-ranging interests. Walking, says Solnit (Savage Dreams; A Book of Migrations), is the state in which the mind, the body and the world are aligned; thus she begins with the long historical association between walking and philosophizing. She briefly looks at the fossil evidence of human evolution, pointing to the ability to move upright on two legs as the very characteristic that separated humans from the other beasts and has allowed us to dominate them. She looks at pilgrims, poets, streetwalkers and demonstrators, and ends up, surprisingly, in Las Vegas--or maybe not so surprisingly in that city of tourists, since "Tourism itself is one of the last major outposts of walking." Inevitably, as these words suggest, Solnit's focus isn't pedestrianism's past but its prognosis--the way in which the culture of walking has evolved out of the disembodiment of everyday life resulting from "automobilization and suburbanization." Familiar as that message sounds, Solnit delivers it without the usual ecological and ideological pieties. Her book captures, in the ease and cadences of its prose, the rhythms of a good walk. The relationship between walking and thought and its expression in words is the underlying theme to which she repeatedly returns. "Language is like a road," she writes; "it cannot be perceived all at once because it unfolds in time, whether heard or read."



Recensione in lingua italiana

(...) A me piace camminare perché è lento, e sospetto che la mente, come i piedi, possa lavorare alla velocità di circa tre miglia all´ora. Se così fosse, allora la vita moderna si muove più rapidamente della velocità del pensiero, o della riflessione.
Il camminare riguarda l´essere all´aperto, in un luogo pubblico, e anche nelle città più antiche lo spazio pubblico è abbandonato ed eroso, eclissato dalle tecnologie e dai servizi che non ci chiedono di uscire di casa, e in molti luoghi è oscurato dalla paura (i luoghi sconosciuti incutono sempre più timore di quelli noti, così che, meno si vaga per la grande città, più essa ci appare allarmante, e là dove vi sono meno passanti, le vie diventano effettivamente più solitarie e pericolose). Intanto, in molte località recenti, lo spazio pubblico non è nemmeno programmato: quello che un tempo era spazio pubblico ora è destinato a dare accoglienza e protezione alle automobili, i centri commerciali sostituiscono le vie principali, le strade non hanno marciapiedi; negli edifici si entra dal garage; i municipi non hanno una piazza; e ovunque muri, barriere, cancelli. La paura ha generato uno stile di architettura e di disegno urbano, specialmente nella California meridionale, dove essere un pedone in molte ripartizioni e "comunità" cintate vuol dire essere una persona sospetta. Contemporaneamente, il terreno rurale e le periferie un tempo invitanti delle piccole città sono stati inghiottiti da lottizzazioni destinate ai pendolari dell´automobile o altrimenti sequestrati. In alcuni luoghi non è più possibile uscire in pubblico, una crisi sia delle epifanie private del passante solitario, sia delle funzioni democratiche dello spazio pubblico. Era a questa frammentazione di vite e di paesaggi che resistevamo tempo fa negli spazi dilatati del deserto che, per l´occasione, diventavano pubblici come piazze urbane. (...)
Se c´è una storia del camminare, allora deve anche arrivare al punto dove la strada si disintegra, al luogo dove non esiste spazio pubblico e il paesaggio viene pavimentato, il tempo libero si accorcia ed è schiacciato dal peso dell´ansia che produce, i corpi non vivono nel mondo, ma solo in un interno di auto e di edifici, e un´apoteosi di velocità fa apparire quei corpi anacronistici o deboli. In questo contesto, camminare è una deviazione sovversiva, è la strada panoramica che attraversa un paesaggio semiabbandonato di idee e di esperienze. (...)
Camminare è una delle costellazioni del cielo stellato della cultura umana, una costellazione formata da tre stelle: il corpo, la fantasia e il mondo aperto, e sebbene ciascuna di esse abbia un´esistenza indipendente, sono le linee tracciate tra di esse - tracciate dall´atto del camminare con scopi culturali - a farne una costellazione. Le costellazioni non sono fenomeni naturali, ma imposizioni culturali; le linee tracciate tra le stelle sono come sentieri consumati dall´immaginazione di coloro che li hanno calcati in precedenza. La costellazione chiamata "camminare" ha una storia, la storia percorsa da tutti quei poeti e quei filosofi e quei rivoluzionari, da pedoni distratti, da passeggiatrici, da pellegrini, turisti, escursionisti, alpinisti, ma il suo futuro dipende dal fatto che quei sentieri di collegamento vengano percorsi ancora.

Passi tratti dal testo:
Storia del camminare, Rebecca Solnit, Mondadori 2002


Biografia

Rebecca Solnit, critico d`arte e animatrice dell`avanguardia della West Coast americana, è autrice, tra l`altro, di Secret Exhibition (City Light Books, San Francisco 1990); Savage Dreams (Sierra Club Books, San Francisco 1994); A Book of Migrations (Verso, London-New York 1997) e del recente Hollow City (Verson, London-New York 2001).