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12/07/2020 07:43:42

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Il Giuba esplorato

Viaggi di scoperta nel cuore dell'Africa. Sotto gli auspici della Societa' geografica italiana

Bottego Vittorio


Editeur - Casa editrice

Loesher

Africa Centrale
Africa Orientale
Etiopia

Lingua - language - langue

italiano

Ristampa - Réédition - Reprint

1997 Ugo Guanda Ed Coll.Biblioteca della Pilotta

Curatore

Nicola Labanca


Il Giuba esplorato Il Giuba esplorato  

Privo di scrupoli, Bottego considerò gli indigeni alla stessa stregua degli animali, non ebbe la pur minima considerazione della loro vita e della loro dignità e praticò ogni genere di violenza, di cui parlò nei suoi stessi scritti. Egli, come altri esploratori europei, raccontò di saccheggi, uccisioni, stupri e incendi. Si sentì più che autorizzato a compiere crudeltà e massacri, e del resto, l'atteggiamento di sopraffazione e di violenza prevaleva fra i colonialisti, aizzato da numerose pubblicazioni come il “Bollettino della Società africana d'Italia” che, ad esempio, scriveva:
“Siate ricchi, forti e vi rispetteranno. Allora il negro, al quale pel più lieve gesto d'insofferenza voi avete assestato trenta colpi di frusta sulla schiena, verrà da voi con una pietra sul collo perché gli schiacciate la testa e vi bacerà i piedi e vi sarà grato che gli abbiate lasciato la vita”.

 



Biografia

Vittorio Bottego nasce a S. Lazzaro di Parma il 29 luglio 1860 da Agostino e Maria Asinelli. Il padre medico si trasferì dall’Alta Valle del Taro a San Lazzaro prima della nascita del figlio minore Vittorio. Il fratello maggiore Giambattista si trasferì negli Stati Uniti, da cui rientrò dopo la scomparsa di Vittorio assieme ai propri figli. Proveniva da una ricca famiglia proprietaria di estesi possedimenti a est della città (la nipote dell’esploratore Celestina Bottego, fondò l’ordine missionario “Società Missionaria di Maria” noto come Suore Bottego, ordine tuttora esistente ed operante, con sede in un rustico di proprietà della famiglia nell’allora territorio di San Lazzaro, oggi inglobato nel territorio cittadino). Ragazzo irrequieto ed avventuroso, dopo alcune disavventure scolastiche, tra cui un insegnante preso a schiaffi, il giovane Vittorio si iscrive all’Accademia Militare, da cui esce ufficiale di Artiglieria. Segue inoltre con successo la Scuola di Equitazione di Pinerolo partecipando e vincendo numerosi concorsi ippici.
In quegli anni una serie di esplorazioni intraprese dalle potenze coloniali in tutta l’Africa crea il mito dell’esploratore. Attratto giovanissimo da questa carriera, Bottego richiese il trasferimento nella costituenda Colonia Eritrea nel 1887 allo scopo di condurre spedizioni scientifico-geografiche. Le prime spedizioni riguardarono la Dancalia (1891), territorio desertico che si affaccia sul Mar Rosso dove sbocca il grande Rift Africano, regione ancora oggi scarsamente conosciuta, allora quasi inaccessibile, che ospita alcuni rettili fra i più velenosi al mondo con un clima incredibilmente caldo e secco (temperatura media 55°C). Tornato ad Assab progettò ulteriori spedizioni nella regione del Giuba, fiume che nasce nell’attuale Etiopia e, attraversata la Somalia, sfocia nell’Oceano Indiano. Intanto aveva iniziato a raccogliere esemplari di animali, piante ed altri materiali scientifici e ad inviarli a Parma per quello che diventerà il Museo Eritreo Bottego, oggi incluso nel Museo di Storia Naturale di Parma. Nel 1892 raggiunse il Ganale Doria, (alto corso del Fiume Giuba) che risale fino alle sorgenti (marzo 1893).
Bottego pubblicò un resoconto di queste esplorazioni nel libro Il Giuba Esplorato, in cui non risparmia critiche all'occupazione italiana di quelle sterili regioni, ma fornisce anche notevole materiale geografico e scientifico. Dopo un breve ritorno in Italia, riparte per una spedizione per determinare una pianta del complesso corso del fiume Omo (che sarà poi durante la dominazione italiana ribattezzato Omo Bottego) col patrocinio della Società Geografica Italiana. Discende il fiume dal lago Pagadé al Lago Rodolfo (lago Turkana) risolvendo almeno il mistero della foce del fiume. Tenta di proseguire l’esplorazione in territorio etiopico, nella regione dei Galla ma è invece costretto ad un combattimento (causato anche dal suo carattere impetuoso) a Daga Roba, nel corso del quale viene ucciso il 17 marzo 1897. Il resoconto di questa seconda spedizione fu pubblicato dai due sopravvissuti il sottotenente di fanteria Carlo Citerni e il sottotenente di vascello Lamberto Vannutelli nel libro: L’Omo; viaggio d’esplorazione nell’Africa Orientale.