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Sette anni nella vita di una donna

Lettere e diari

Eberhardt Isabelle


Editeur - Casa editrice

Guanda

Africa del Nord
Sahara
Algeria


Città - Town - Ville

Parma

Anno - Date de Parution

2002

Pagine - Pages

322

Titolo originale

Sept années dans la vie d'une femme - Isabelle Eberhardt - lettres et Journaliers

Lingua originale

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

Biblioteca della Fenice

Traduttore

Leonella Orato Caruso


Sette anni nella vita di una donna Sette anni nella vita di una donna  

Questo volume raccoglie i frammenti di diario, i racconti, le lettere a familiari, detrattori, amiche e amanti di Isabelle Eberhardt.
Le pagine di diario, i racconti, le lettere a familiari, detrattori, amiche e amanti che Eglal Errera ha raccolto e fuso in un’unica narrazione all’interno di questo volume ci restituiscono per la prima volta in forma compiuta la personalità eccezionale di donna e scrittrice di Isabelle Eberhardt.
Nata a Ginevra nel 1877 da madre tedesca e padre russo, Isabelle eredita da quest’ultimo un amore inestinguibile per l’indipendenza e la libertà di costumi. Ancora ragazza, si veste da uomo, è libera di girare da sola, non frequenta alcuna scuola: è il padre a impartirle lezioni e soprattutto a insegnarle il greco, il turco, l’arabo. Quando a diciannove anni Isabelle inizia una fitta corrispondenza con Abou Naddara, un professore egiziano che insegna a Parigi, la sua conoscenza della lingua e della cultura arabe è già straordinaria, e quando nel 1897 giunge per la prima volta in Africa, insieme alla madre, la sua infatuazione per la vita e il paesaggio africani, e soprattutto per il deserto, è totale. Assume un nome arabo, diviene musulmana, cerca in tutti i modi di vivere in Africa, e si considererà sempre in esilio quando le autorità francesi o le difficoltà economiche la costringeranno a rientrare in Europa.
I suoi atteggiamenti costituiscono certo un’aperta sfida all’establishment coloniale: alla morte della madre Isabelle va a vivere con Slimène, un sottufficiale di origine araba, seguendone gli spostamenti fino a Marsiglia, dove i due si sposano. Il matrimonio non significa però in nessun senso una sistemazione: Isabelle continuerà una vita sentimentale intensa ed estrema, costellata da fughe, ripulse, separazioni. Le sue infatuazioni per qualche indigeno del deserto le dettano pagine non meno intense di quelle ispirate dalle sue visite a santi, eremiti e marabutti, in una commistione di ascetismo religioso e sensualità decadente.
Quando muore travolta da un’ inondazione ad Ain Sefra, nel 1904, i soldati francesi trovano fra le sue carte le pagine di folgorante bellezza degli ultimi racconti. Da quel momento ha inizio il mito di Isabelle Eberhardt: questo libro lo documenta e ne percorre le tappe dalla nascita, offrendo nel contempo una rigorosa biografia e una scelta suggestiva dei testi più affascinanti di un personaggio che il lettore difficilmente dimenticherà.

Nata a Ginevra nel 1877 da madre tedesca e padre russo, Isabelle eredita da quest'ultimo un amore inestinguibile per l'indipendenza e la libertà di costumi. Ancora ragazza si veste da uomo, è libera di girare da sola, non frequenta nessuna scuola, facendole da professore il padre stesso che le insegna il greco, il turco e l'arabo. Nel 1897 si reca in Africa con la madre: il suo amore per quel continente, e i suoi deserti, è totale. Assume un nome arabo, diventa musulmana e cerca di vivere il più possibile in Africa. Muore nel 1904.

 

Consulta anche: Biografia dettagliata (a cura di Francesca Bettini)

Recensione in altra lingua (Français):

Depuis son arrivée en Algérie en mai 1897, à l'âge de vingt ans, et jusqu'à sa mort en 1904, Isabelle Eberhardt n'a cessé d'accomplir, avec audace, son magnifique rêve d'aventure et d'écriture. Ce livre regroupe les meilleurs textes narratifs de cette femme exceptionnelle (journaux, écrits intimes, reportages) et les éclaire par le récit de ses voyages et de sa vie.


Biografia

IsabelleEberhardt
Biografia a cura di Elisabetta Bartuli su L'Indice

"Everything about her was extraordinary" (tutto quel che la riguarda fu straordinario) si legge a proposito di Isabelle Eberhardt nel profilo che ne traccia Lesley Blanch in The Wilder Shores of Love (John Murray, 1954). E ancora: "Her death was strangest of all, for she was drowned in the desert" (più strana di ogni altra cosa fu la sua morte, perché annegò nel deserto). Ed è indubitabile che la sua tragica fine a soli ventisette anni (travolta dalla piena di un ouadi nel cuore del deserto algerino) abbia contribuito ad alimentarne la leggenda. Una leggenda che, comunque, già trovava linfa nella sua genealogia familiare.
Isabelle, infatti, era figlia naturale di una tedesca luterana, a sua volta figlia naturale di un ebreo russo. La madre, Nathalie, una quindicina di anni prima della sua nascita, si era trasferita in Russia, aveva sposato un generale e generato tre figli. Della loro istruzione si occupava un precettore, tale Alexandr Trofimovskij, ex-pope della chiesa ortodossa. Proprio con lui (filosofo anarchico e poliglotta, amico personale, sembra, di Bakunin e discepolo di Tolstoj) Nathalie aveva lasciato la Russia, portandosi appresso i figli e, dopo un periplo attraverso la Turchia e l'Italia, era approdata in Svizzera. Qui, probabilmente dal rapporto con lo stesso Trofimovskij (ma nulla è certo, si è vociferato addirittura di un legame con Arthur Rimbaud) nasce Isabelle. Siamo a Ginevra e corre l'anno 1877. Da buon anarchico, Trofimovskij (che Isabelle, nei suoi scritti, chiamerà sempre "Vava") si fa carico dell'educazione di tutti e quattro i figli di Nathalie, sia dei maschi sia delle femmine, pervicacemente e senza operare distinzioni di genere. Pur se rude e collerico, dà loro una cultura e, insieme, li istruisce alla vita all'aria aperta, facendoli impratichire nel giardinaggio. Isabelle, che non frequenterà mai alcuna scuola, sotto la sua guida studierà storia, filosofia, geografia, chimica, botanica, qualche elemento di medicina. Soprattutto, apprenderà molte lingue (greco, latino, turco, arabo e russo) e, non ultimo, l'amore per la lettura e la scrittura. A tutto ciò, vanno aggiunte le frequentazioni di Trofimovskij, che nella villa ginevrina offre asilo a oppositori del regime zarista, a giovani turchi in lotta contro la Sublime Porta, a rivoluzionari fuggiti dalla Siberia. Questo l'humus in cui Isabelle nasce e cresce. Non dovrebbe perciò far meraviglia se la ritroviamo, a nemmeno vent'anni, in corrispondenza epistolare con intellettuali sparsi per mezzo mondo, immersa in un mondo di parole che la spingono verso un costante movimento, dapprima mentale e subito dopo, spesso camuffata in abiti maschili, fisico. Il suo approdo, alla fine, sarà il deserto, che percorrerà instancabile in lungo e in largo, assetata di conoscenza, di sensualità e di misticismo.
Sarebbe, però, riduttivo limitarsi a questi dati, pur se indubbiamente fascinosi, per leggere nella sua pienezza l'avventura umana di una donna che ha anticipato i tempi, che è stata, verrebbe da dire, una hippy ante litteram. E, in estrema sintesi, inseguendo l'estasi ascetica è andata, invece, a cozzare contro la realtà della sua epoca, restituendocela di fatto in tutta la sua crudezza.
I racconti, le pagine di diario, i reportage, gli appunti, gli abbozzi di romanzi (tutto ciò che Eberhardt ha pubblicato durante la sua breve vita su vari periodici e riviste e, in aggiunta, quanto è stato ritrovato a Ain-Sefra alle pendici occidentali dell'Atlante Algerino tra le macerie della sua casa distrutta dalla piena ed è ora conservato negli Archivi d'Oltremare di Aix-en-Provence), tutto quanto ha scritto nelle decine e decine di quaderni, fogli sparsi, a volte anche sul retro di documenti di varia natura, tutto mostra inequivocabilmente la crudeltà dell'esperienza coloniale così come si mostrava al suo sguardo libero, scevro da pastoie politiche e da ideologie precostituite. A proposito delle condizioni di vita sotto dominio straniero, così come dell'esperienza dei tanti che si erano arruolati nella Legione Straniera (fossero essi occidentali o spahi come l'uomo che Isabelle sposerà) si possono leggere alcuni esempi anche in Pagine dall'Islam, che ora esce in italiano dopo un silenzio lungo più di vent'anni (con prefazione di Victor Barrucand e una presentazione dell'edizione italiana di Anna Banfi) e che va ad affiancare gli altri testi di e su di lei pubblicati nel tempo:
Scritti sulla sabbia (Mursia, 1990),
Sette anni nella vita di una donna. Lettere e diari (Guanda, 1989),
Voglia d'Oriente. La giovinezza di Isabelle Eberhardt (Bompiani, 1990).
Dalla rilettura di questi testi non potrà non emergere la caratteristica principale di tutta l'opera di Isabelle Eberhardt, donna il cui sguardo non conosce orientalismi, non accetta stereotipi, va in profondità, ben oltre l'apparenza. Eppure rimane umanamente empatico e, non ultimo, dolcemente romantico.

Consulta anche: Biografia dettagliata (a cura di Francesca Bettini)