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20/05/2024 02:50:10

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Madagascar magico

I segreti della sciamana dell'isola rossa

Mattei Roberto


Editeur - Casa editrice

Magnanelli

Africa
Africa del Sud
Madagascar


Anno - Date de Parution

1999

Pagine - Pages

252

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

Percorsi iniziatici)


Madagascar magico Madagascar magico  

Sogni rivelatori, cerimonie medianiche, oracoli, filtri magici, sedute di occultismo e possessione, incidenti premonitori: sono solo alcune delle esperienze vissute dall'autore nel corso di un viaggio in quello straordinario paese che è il Madagascar, viaggio che diviene ben presto un vero e proprio itinerario iniziatico. Al centro degli eventi, sempre la ieratica figura di madame Elisabeth, la Sahabe, la posseduta dallo spirito del Grande Avo, nelle cui rivelazioni, al di là della cronaca e del folklore, traspare un profondo insegnamento spirituale.

 


Recensione in altra lingua (Français):

INDICE

Prefazione
Introduzione
1. Prologo
2. A bordo del Garuda
3. Approdo al porto di Nosy Be
4. Un meritato riposo a Nosy Be
5. Majunga
6. Incontro con la maga
7. La veglia profana a casa del re
8. La veglia sacra al tempio di Miarinarivo
9. Dalle origini dell’uomo allo Shivaismo
10. Il Fitampoha: il bagno delle reliquie sacre
11. Il Fanompoabe: le offerte al tempio
12. La discesa dello Spirito e il rito di possessione
13. La notte del sogno
14. Il villaggio sacro il giorno dopo
15. Il sogno rivelatore
16. A tu per tu con la maga
17. I Vazimba
18. Le mitiche origini della dinastia Sakalava
19. La dinastia dei Maroserana: i Sakalava del Menabe
20. Dio e gli spiriti in Madagascar
21. I Sakalava del Nord: il regno del Boina
22. La creazione del mondo malgascio e l’origine del Tromba
23. La regina Ravonjenarivo
24. Misticismo e fatalismo in Madagascar: astrologia, karma e reincarnazione
25. Biografia di madame Elisabeth
26. Amuleti e talismani
27. L’universo dei simboli nel mondo malgascio
28. Simbolismo dei colori
29. Magia, malocchio, rimedi ed esorcismi
30. Antananarivo
31. Corsi e ricorsi storici
32. Epilogo


Recensione in lingua italiana

6. Incontro con la maga

Al centro del giardino, all’ombra del grande mango, si trovano seduti in circolo su un tappeto di stuoie, madame Elisabeth, il re Désiré Randrianirina del Boina e alcuni vecchi saggi: le loro facce sembrano scolpite nel legno. Père Estrade ci presenta a tutti: Salama Tompoko, Salama Vaza, salute a voi signori, ospiti bianchi, è il loro saluto, e veniamo fatti accomodare tra madame Elisabeth e il re, allargando il circolo. Al centro un vassoio di legno con bevande e bicchieri. Ci invitano a bere. Il re è un distinto signore sulla quarantina, di media statura, piuttosto magro; il naso lievemente aquilino lascia trasparire i tratti arabi anche se è piuttosto scuro di pelle. I suoi occhi vivi ci osservano amabilmente.
Madame Elisabeth, dal canto suo, ci studia interessata. Ha un bel viso con occhi stranissimi che sembrano vedere attraverso i suoi interlocutori. Non è alta, ma è ben proporzionata. Tutto il suo aspetto denota una forte personalità e una notevole carica di sensualità. Un giovane si premura che stia comoda e le porge un cuscino per sedersi.
«Joseph, mio marito» lo presenta madame Elisabeth.
Joseph ha un fisico scultoreo e se ne sta a torso nudo come tutti, con il solo pareo addosso, il lamba, tutto dedito alla sua importante sposa. è più giovane di lei e si vede. Sono tutti a piedi scalzi e ciò mi incita a imitarli, liberandomi dei miei sandali.
«Stiamo discutendo di politica e di amministrazione» ci comunica il re. «Le autorità governative pretendono che ogni cerimonia di possessione venga dichiarata e ciò non è giusto; inoltre vogliono il pagamento di ben 500000 franchi malgasci ogni volta. Questa è una vera ruberia!».
«Il Tromba è qualche cosa di spirituale, di esoterico che viene da forze occulte, il governo non può richiedere un pagamento per questo» esclama madame Elisabeth contrariata. «Vogliono sempre soldi, tutto questo dovrà cambiare. Il Tromba è parte integrante della nostra religione animista, noi crediamo fermamente che tutte le forme spirituali continuino e tornino ad animare la natura, alcuni alberi ed animali e soprattutto le donne che, per ragioni costituzionali, sono mentalmente più ricettive, più sensibili. Il Tromba è un rito sacro per noi: gli dèi sono lontani, i nostri re defunti sono gli intermediari fra noi e la Divinità, e io accolgo la loro parola e porgo le nostre richieste. Questo è il Tromba, non è uno spettacolo o un commercio. è un’esigenza naturale dell’uomo potersi rivolgere alle entità sovrannaturali, agli avi e a Dio, e tutto questo fa parte della nostra religione animistica, atavica. Il rito canalizza le energie cosmiche e divine».
Père Estrade, rivolto a noi: «è vero, il Tromba è per loro un complesso rituale, un insieme di princìpi metafisici e di pratiche che presentano aspetti sacri, iniziatici, magici ed oserei dire paranormali, che hanno giocato un importante ruolo nelle componenti storiche e religiose del popolo sakalava e di tutto il Madagascar».
«Guardate» continua madame Elisabeth, «io porto al collo, oltre ai miei amuleti, anche dei simboli della fede cristiana per catturare tutte le forze che provengono dal cielo, dall’aldilà e dalle divinità!».
Questa esclamazione ci fa sorridere e l’atmosfera diventa cordiale. «Non mi dica che è anche cristiana?» le chiede, sorridendo, père Estrade.
«Sì, sono stata battezzata, ma questo non mi impedisce di seguire le nostre tradizioni.Forse voi le rifiutate?» risponde maliziosa.
«No, no, si fa per dire» scantona diplomatico père Estrade.
Madame Elisabeth ha al collo anche una bellissima collana di tartaruga che spicca, per i suoi toni gialli e marroni sfumati, tra altre due splendide collane di pietre dure. Ha anche un piccolo corno appeso al collo con un filo di cuoio. Il corno deve contenere qualche polvere magica, penso tra me: il talismano ha una bella chiusura d’argento lavorato a forma di tappo di bottiglia avvitato. Madame Elisabeth lo tocca spesso, mettendo così in mostra le sue belle mani affusolate, dalle dita ricoperte da numerosi anelli tra i quali spicca una vistosa pietra verde, che dalla luce deve essere uno smeraldo. Anche le sue orecchie sono adorne di originali orecchini d’oro e scaglie di tartaruga.
Madame Elisabeth si accorge che la sto rimirando e mi sorride cordiale; approfitto per porle qualche domanda in un momento di pausa, mentre Joseph ci serve del caffè aromatizzato alla cannella e degli squisiti dolcetti al cocco e al miele.
«Mi permette? Sto ammirando le sue collane, in particolare quella di tartaruga e quella di pietre. So che il Madagascar è il paese delle pietre dure e semipreziose e che questi mari sono ovviamente ricchi di tartarughe. Cosa contiene di particolare quel piccolo corno?».
«Prego» mi fa lei accondiscendente. Visto che è appena oltre Rate, si sporge un poco in avanti verso di me, sollevando tra le mani la ricca collana di tartaruga che io prendo tra le dita per sentirne la consistenza e le vibrazioni. Madame Elisabeth ci spiega: «La tartaruga, di mare o di terra che sia, è un animale sacro per i Malgasci. Ci sono alcune interessanti leggende in proposito; poi, se vuole, un altro giorno ne parleremo. è una collana antica di scaglie di tartaruga marina, di colore bruno maculato di giallo, portatrice di benessere. Le sue benefiche vibrazioni si riflettono soprattutto nel campo intuitivo e psicologico. è un catalizzatore di energie ed aumenta le doti paranormali, in particolare la telepatia, la veggenza e la divinazione».
«E questo splendido smeraldo?» le chiedo prendendole la mano con un sorriso.
«Questo viene dalla costa est, è lì che ultimamente ne hanno trovati di bellissimi, grandi e quasi totalmente puri! Questo è un regalo del mio Joseph, che si occupa anche della ricerca delle pietre e dell’oro. L’oro lo troviamo soprattutto qui nel Betsiboka, il nostro grande fiume rosso, dove ci sono le rapide».
«Anche questo ha dei poteri magici?» domanda Rate.
«Sì, certo» afferma madame Elisabeth. «è la gemma della fertilità, della prosperità e della fedeltà. Lo smeraldo è propizio soprattutto alle donne, viene utilizzato infatti nella cristalloterapia per accelerare o ritardare il parto: nel primo caso si lega alle cosce della partoriente, nel secondo si poggia sull’ombelico. Inoltre, protegge dai veleni, rafforza l’intelligenza e l’intraprendenza, protegge la salute in generale e porta gioia e serenità».
«Allora, a parte i poteri specifici per le gestanti, per il resto sarà necessario procurarcene qualcuno anche noi!» interviene Rate convinto. Ridiamo tutti divertiti.
«Nel mohara, il corno, porto un unguento taumaturgico per tutti i dolori di testa, emicranie, cefalee, e questa è una collana di tutte le pietre dure esistenti in Madagascar, ognuna con particolari poteri ed influssi».
«Venite alla veglia che si terrà questa sera nella mia casa di Majunga» ci invita il re.
Rispondiamo che per noi sarà un vero piacere. Dopo qualche ora di discorsi vari ci congediamo.
Mentre ci incamminiamo verso l’hotel, chiedo a père Estrade di raccontarci cosa succede alla morte di un re.
«Alla morte di un re sakalava il cadavere viene deposto su un ripiano a decomporsi seguendo tutto un rituale di lavacri, unguenti e profumi. I servitori, aiutandosi con degli strumenti di legno, accelerano il processo raschiando tutte le notti per otto giorni il corpo e buttando i resti in mare, considerato luogo sacro, o sotterrandoli in un terreno che in questo modo diventa sacro. Suonano tamburi, conche marine e corni sacri festeggiando ed abbandonandosi ad un periodo di sregolatezze che si manifesta non solo esteriormente con barbe, capelli e abiti trascurati, ma anche con l’abbandono temporaneo delle leggi morali, vale a dire con orge di ogni genere, come se conseguentemente alla morte di un re si dovesse ritornare allo stato selvaggio, barbarico, prima di una nuova genesi. Vengono quindi prelevati unghie, capelli, barba e denti, che rappresentano il comando, la saggezza e la parola. Queste sono le famose reliquie, simbolo della regalità che si tramanda, vera forza della dinastia. Per i Sakalava queste reliquie rappresentano Dio stesso in terra. Lo scheletro viene avvolto in una pelle di zebù, l’involucro viene addobbato con ricchi monili e pezzi d’argento e deposto su uno strato di pelli di zebù e stoffe di vario colore, tessute a mano, che i Malgasci chiamano lamba. Ma pare che anticamente il giaciglio del re defunto fosse costituito da cadaveri di schiavi uccisi appositamente per accompagnarlo nell’oltretomba. Sto infatti conducendo delle ricerche in proposito. Il tutto viene posto in un luogo sacro, in un sarcofago avvolto in un drappo mortuario costellato di piccoli specchietti per allontanare gli spiriti maligni e introdurre degnamente il re in cielo. Il tumulo viene coperto di pietre e sabbia, ornato con steli di legno intagliate con i simboli cosmici e con statue scolpite: gli aloalo!».
Intervengo piuttosto incuriosito: «A proposito di feste orgiastiche, una famosa, nota per le luminarie notturne da un capo all’altro dell’India è quella della Divali, cioè dell’illuminazione che si celebra durante la luna oscura, tra ottobre e novembre. Questa festa oltre che essere dedicata ai defunti ricorda anche il demone Bali che vinto da Indra, il dio del cielo, e cacciato negli Inferi, ebbe da Indra stesso il permesso di tornare sulla terra un giorno all’anno. Per accoglierlo degnamente, si lustrano le case e i templi e si liba in onore di Yama, il dio dei morti. La sera si accendono lumi in onore del demone che durano tutta la notte. Nel giorno seguente, per riprodurre il regno caotico di Bali, si danza, ci si ubriaca, si gioca d’azzardo e ci si abbandona alle orge: i giovani inseguono le fanciulle ostentando il pene eretto e gli uomini in genere hanno accesso alle cortigiane, le quali il giorno dopo passano di casa in casa facendo gli auguri. Nel corso di questi saturnali indiani, che evocano in tal modo l’età dei primordi, senza leggi, né caste, né guerre, il re si mischia al popolino e alla fine tutti venerano l’immagine del demone Bali».
Rate interviene: «In determinati periodi dell’anno in alcune tribù del Brasile, dell’Africa e dell’India accade che tutti gli abitanti dei vari villaggi si radunano e si uniscono sessualmente gli uni con gli altri, fino all’estremo delle forze, nell’inconscia ricerca di esprimere le due componenti primordiali maschile e femminile, Shiva-Shakti, per gli Indiani, cioè la coppia creatrice delle mitiche origini di tutti gli esseri viventi».
Paolo, sospirando: «Chissà che bello che dev’essere! Quando ci andiamo?». Seguono grasse risate generali.
Père Estrade ci riporta all’ordine: «è da notare infatti che per queste popolazioni, cosiddette primitive, l’accoppiamento collettivo di tipo orgiastico, che poteva anche includere l’incesto, si realizzava effettivamente solo durante determinate festività religiose, al di fuori delle quali si trattava di tabù rigorosamente stabiliti. Oggi però non è più così. La lussuria e il peccato imperano sovrani, sempre e ovunque». Ma è piuttosto divertito...