Numero di utenti collegati: 78

libri, guide,
letteratura di viaggio

14/06/2024 13:19:45

benvenuto nella libreria on-line di

.:: e-Commerce by Marco Vasta, solidarietà con l'Himàlaya :::.

La fiaba nucleare dell’uomo bambino

Hamid Ismailov


Editeur - Casa editrice

Utopia

Asia
Asia Centrale
Uzbekistan
Kazakistan

Anno - Date de Parution

2021

Pagine - Pages

128

Lingua - language - langue

Italiano

Edizione - Collana

Letteraria Straniera

Traduttore

Nadia Cigognini


La fiaba nucleare dell’uomo bambino La fiaba nucleare dell’uomo bambino  

Nella carrozza di un treno che corre attraverso la sconfinata e monotona steppa kazaka, un viaggiatore si imbatte in un venditore che suona magistralmente il violino. Si chiama Erzhan e, malgrado sia un giovane adulto, conserva un aspetto da bambino. Per ingannare il tempo, il passeggero lo prega di parlare della sua storia. Si dipana così il misterioso racconto dell'uomo bambino, nato negli anni della guerra fredda in un villaggio sperduto, nei pressi di una stazioncina di transito.
Erzhan è cresciuto in una piccola comunità, in un microcosmo scandito da riti magici e credenze remote, con la rigida educazione del nonno e da sempre innamorato della piccola vicina di casa, Ajsulu. Un'infanzia serena su cui si addensa una sola ombra minacciosa, quella che si proietta dalla Zona, una impenetrabile area recintata al centro della steppa. Detonazioni intermittenti oscurano il cielo e fanno tremare la terra, provocando violenti uragani e generando timori nel villaggio di Erzhan. Violando le raccomandazioni della famiglia, un giorno il bambino si immerge nel Lago Morto, un bacino color smeraldo che si è formato in seguito a un'esplosione nucleare. E smette di crescere.

 



Biografia

Hamid Ismailov

Hamid Ismailov è nato nel 1954. Cresciuto in Uzbekistan, ha abbandonato il paese nei primi anni novanta a causa delle persecuzioni del regime, riparando nel Regno Unito. Scrive prevalentemente in russo e in uzbeko. Per venticinque anni ha lavorato come giornalista della BBC.
Traduttore e mediatore culturale, ha curato la resa in uzbeko di molti classici della letteratura occidentale e, nel contempo, la traduzione in inglese e in altre lingue europee di alcuni classici della letteratura uzbeka. Si è inoltre dedicato alla poesia sonora, sperimentando contaminazioni tra la parola, la musica e l’arte figurativa.
Le sue opere, bandite in Uzbekistan, sono state tradotte in molte lingue, riscuotendo il plauso della critica. In Italia sono in corso di traduzione, dal russo e dall’uzbeko, nel catalogo di Utopia.

Born in an ancient city in what is now Kyrgyzstan, Hamid Ismailov is an Uzbek novelist and poet who was forced to leave his home in Tashkent when his writing brought him to the attention of government officials. Under threat of arrest, he moved to London and joined the BBC World Service, where he is now Head of the Central Asian Service. He was the BBC World Service first Writer in Residence.
In addition to journalism, Ismailov is a prolific writer of poetry and prose, and his books have been published in Uzbek, Russian, French, German, Turkish, English and other languages. His work is still banned in Uzbekistan. He is the author of many novels, including Sobranie Utonchyonnyh, Le Vagabond Flamboyant, Two Lost to Life, The Railway, Hostage to Celestial Turks, Googling for Soul, The Underground, A Poet and Bin-Laden, and The Dead Lake; poetry collections including Sad (Garden) and Pustynya (Desert); and books of visual poetry including Post Faustum and Kniga Otsutstvi. He has translated Russian and Western classics into Uzbek, and Uzbek and Persian classics into Russian and several Western languages.
Hamid Ismailov was born into a deeply religious Uzbek family of Mullahs and Khodjas living in Kyrgyzstan, many of whom had lost their lives during the Stalin era persecution. Yet he had received an exemplary Soviet education, graduating with distinction from both his secondary school and military college, as well as attaining university degrees in a number of disciplines. Though he could have become a high-flying Soviet or post-Soviet apparatchik, instead his fate led him to become a dissident writer and poet residing in the West. Critics have compared his books to the best of Russian classics, Sufi parables and works of Western postmodernism. While his writing reflects all of these and many other strands, it is his unique intercultural experience that excites and draws the reader into his world-