Un barbaro in Asia
Nel 1931 Henri Michaux parte per l'Asia e vi trascorre circa otto mesi, durante i quali visita l'India, il Nepal, Ceylon, la Cina, il Giappone e la Malesia. Un'esperienza totale affrontata senza filtri, con gioia, alla stregua di un "viaggio immaginario", sotto la spinta di un irrefrenabile desiderio di disorientamento. Michaux si immerge nelle folle di questi paesi, a stretto contatto con "l'uomo della strada", che osserva con l'occhio di un antropologo o, meglio, di un naturalista. "Un barbaro in Asia" è il risultato di questo "grand tour" orientale. Un resoconto diretto, spiazzante, spesso beffardo e "politicamente scorretto" che abbraccia e tenta di decifrare ogni aspetto delle culture dei paesi visitati. Rifuggendo le categorie del pensiero occidentale - in ciò barbaro, ossia non intaccato da pregiudizi -, Michaux attraversa e si lascia attraversare da religioni, lingue, calligrafie, letterature, filosofie, generi teatrali, musiche e danze. Un testo cardine per gli sviluppi successivi della poetica di Michaux, un modello a cui, quarant'anni dopo, si rifarà anche Roland Barthes per "L'impero dei segni".
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(Namur 1899 - Parigi 1984) poeta e pittore francese di origine belga. Dopo un’infanzia solitaria, si imbarcò come marinaio per visitare le due Americhe. Tornato in Europa, si stabilì a Parigi (1928). Segretario di J. Supervielle, entrò in contatto col gruppo surrealista e diresse la rivista «Hermès», interessata ai rapporti tra mistica e poesia. Nel 1929 riprese a viaggiare. Fu rivelato al pubblico da A. Gide. Dopo il 1945 si avvicinò all’esistenzialismo. I suoi primi scritti, pervasi da un feroce spirito di ribellione, sono del 1921. Chi fui (Qui je fus, 1927) rivela precisi influssi surrealisti. In seguito, l’acre umore di M. si è espresso attraverso la creazione del personaggio di Plume (Un certo Piuma, Un certain Plume, 1930; Plume, 1937). La successiva produzione appare legata alle sue peregrinazioni e segnata dalla guerra, tragica presenza, ma sempre filtrata da un’immaginazione onirica: Ecuador (1929), Un barbaro in Asia (Un barbare en Asie, 1933), Fra centro e assenza (Entre centre et absence, 1936), Viaggio in gran Garabagne (Voyage en grande Garabagne, 1936), Esorcismi (Exorcismes, 1943), Qui Poddéma (Ici Poddéma, 1946), Poesia per potere (Poésie pour pouvoir, 1949). Dal 1955, M. si dedicò alla sperimentazione degli allucinogeni, in particolare della mescalina, scrivendo testi di notevole valore sia poetico sia documentario: Miserabile miracolo (Miserable miracle, 1956), L’infinito turbolento (L’infini turbulent, 1957), Allucinogeni e conoscenza (Connaissance par les gouffres, 1961), Venti e polvere (Vents et poussières, 1963), Le grandi prove dello spirito e le innumerevoli piccole (Les grandes épreuves de l’esprit, et les innombrables petites, 1966). Tra le altre opere si ricordano: Modi di un risvegliato (Façons d’éveillé, 1969), Modi di un addormentato (Façons d’endormi, 1969), Pali angolari (Poteaux d’angle, 1971), Momenti (Moments, 1973), Braccio rotto (Bras cassé, 1973). La poesia di M., espressione di un surrealismo «raziocinante», è influenzata per diversi aspetti da Lautréamont, Rimbaud, Kafka. La scrittura, aggressiva e angolosa, è percorsa a tratti da un crudele umorismo.
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