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10/12/2019 02:59:53

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Nanda Devi

Exploration and Ascent
Shipton Eric

Editeur - Casa editrice

Hooder & Stoughton

  Asia
India
Himalaya

Anno - Date de Parution

1936

Pagine - Pages

288

Titolo originale

Nanda Devi: Exploration and Ascent

Lingua - language - langue

eng

Ristampa - Réédition - Reprint

2000 Mountaineers Books

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Nanda Devi: Exploration and Ascent
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Nanda Devi

Nanda Devi  

The wide-ranging expedition of Eric Shipton and H.W. Tilman in the Garhwal Himalaya in 1934 is regarded as the epitome of adventurous mountaineering. With their Sherpa companions they solved the problem of access to the Nanda Devi Sanctuary, crossed difficult cols, made first ascents, and explored remote, uninhabited valleys. These adventures are recounted in Shipton's wonderfully vivid Nanda Devi, one of the most inspirational mountain-travel books ever written.
Once access to Nanda Devi was found, it was only a matter of time before a first ascent attempt was mounted. In 1936 Tilman joined an American and British expedition and tells the tale of their successful climb in his restrained, witty account, The Ascent of Nanda Devi.

This compilation of these classic tales is concluded with further accounts by Shipton of his subsequent surveying expeditions in and around the Sanctuary, which served to mitigate his regret in missing the ascent of Nanda Devi (he was on Everest at the time). Together, the writings of these two mountaineering legends creates a fascinating adventure tale.

 

Consulta anche: Leggi la recensione - Book review in "The six mountain-travel books"


Recensione in lingua italiana

Fin dalle prime pagine di “Nanda Devi” emerge la filosofia di questo alpinismo di ricerca, povero di mezzi e ricco di grandi obiettivi. Mezzi poveri se viene presa in considerazione l'idea di raggiungere in bicicletta l'India da Londra! Del resto Tilman aveva appena attraversato l'Africa dal Kenya al Congo per poi imbarcarsi per Londra! Grandi obiet-tivi: risolvere un problema che affascinava alpinisti di tutto il mondo! E ci riescono! Un secondo aspetto importante in questa ricerca. Shipton e Tilman non scelgono la spedizione faraonica, la cittadella di tende che sorge sui ghiacciai, base dell'assedio alle montagne, ma il vuoto sulla carta del Karakorum attrae inesorabile ed in “Blank on the map”, la fi-losofia di vita di Shipton emerge ancor più chiaramente.


Biografia

Shipton Eric

Eric Shipton è considerato il più grande tra gli alpinisti-esploratori britannici. Dopo gli esordi sulle Alpi, durante un lungo soggiorno in Kenya (dove è impegnato nella gestione di una fattoria), ha l'occasione di esplorare le zone del Monte Kenya e del Ruwenzori. Nel 1931 vive la sua prima avventura himalayana, partecipando alla spedizione che riesce nell'impresa di salire la vetta del Kamet (7756 metri), massima elevazione raggiunta dall'uomo fino a quel momento. In seguito visita molte delle più importanti catene montagnose del pianeta, da quelle del Sud della Cina alle Ande patagoniche.
Ma il suo nome resta legato soprattutto all'Everest: in un ventennio ne esplora i contrafforti individuando infine il percorso del Colle Sud, che sarà poi sfruttato da Hillary e compagni nella prima salita del "tetto" del mondo. Fautore delle spedizioni leggere, Shipton ha lasciato testimonianza delle sue avventure alpinistiche in numerosi volumi che si segnalano per la vivacità e la capacità di trasmettere al lettore la passione per gli spazi vergini che animò l'autore per tutta la vita.

Sulle orme di Shipton e Tilman
Quando Eric Shipton si innamora di quel mondo inesplorato che negli anni "30 erano ancora l'Himalàya ed il Karakorum, si apre per lui la dimensione dell'avventura spirituale dell'alpinismo di ricerca. Non è la vertigine della vet-ta, il fascino della via nuova. Raggiungere cime mai calpestate, battere i record di altezza non sono la molla di questa ricerca. Anche se con la sua prima spedizione himalayana, salendo il Kamet, la più alta vetta fino ad allora raggiunta, entra di diritto nel ghota dell'alpinismo extraeuropeo, Shipton non fa della conquista una ragione di vita, è una parola che non entra nel suo vocabolario. Il fascino dell'alpinismo di ricerca punta alla soluzione di grandi problemi: come entrare nel Santuario del Nanda Devi? Cosa si estende a Nord del Baltoro? Quale è la via migliore per salire sull'Everest?
Fin dalle prime pagine di “Nanda Devi” emerge la filosofia di questo alpinismo di ricerca, povero di mezzi e ricco di grandi obiettivi. Mezzi poveri se viene presa in considerazione l'idea di raggiungere in bicicletta l'India da Londra! Del resto Tilman aveva appena attraversato l'Africa dal Kenya al Congo per poi imbarcarsi per Londra! Grandi obiettivi: risolvere un problema che affascinava alpinisti di tutto il mondo! E ci riescono! Un secondo aspetto importante in questa ricerca. Shipton e Tilman non scelgono la spedizione faraonica, la cittadella di tende che sorge sui ghiacciai, ba-se dell'assedio alle montagne, ma il vuoto sulla carta del Karakorum attrae inesorabile ed in “Blank on the map”, la fi-losofia di vita di Shipton emerge ancor più chiaramente. Semplice, scorrevole, ma non per questo privo di riflessioni che mostrano la sua preparazione culturale il racconto mostra Shipton ed i suoi compagni, principalmente Tilman, ma anche Auden, Spender (casuale questa presenza fra gli esploratori himalayani dei fratelli di poeti contemporanei di successo?), dedicarsi una accurata ricerca e descrizione dei gruppi dell'Aghil, del Father Christmas e la ricognizione dei grandi bacini glaciali dello Shaksgam, del Nobande Sobande, del Lago di Neve, del Braldu, delle valli ad oriente del passo Shimshal e la soluzione del mistero del Cornice Glacier.
Oggi gli “hic sunt leones” e le zone bianche non compaiono più sugli atlanti, ma allora lo spartiacque fra il subcontinente indiano e l'Asia Centrale era praticamente inesplorato! Questa volta i finanziamenti non mancano. La Società Reale ed il Servizio Cartografico Indiano si fidano di questi pazzi che garantiscono ottimi risultati riempiendo i vuoti sulla carta. Tilman che, per risparmiare peso, suggerisce di portare pochissimi piatti e di usare le pietre lisce che sicuramente si troveranno sul percorso? Stesso discorso per torce e lampade, ritenute inutili in un ambiente dove, e lo sa bene chi lo frequenta, ci si alza all'alba ed al tramonto si è già nel sacco a pelo.
Vivere di ciò che la terra esplorata offre non è solo un modo per contenere i costi: è uno stile di vita. Tea e “sa-tu”, la farina di orzo tostato, diventano l'alimento quotidiano diviso assieme ai portatori ed agli inseparabili sherpa, quei compagni fidati ed insostituibili senza i quali onestamente dichiara e spesso riafferma, non sarà mai possibile nessuna impresa.
In navigazione verso l'Inghilterra, in un breve rientro durante la guerra, Shipton riepiloga le tappe dell'esperienza alpinistica in “Upon that Mountain”. Non è solo il racconto di imprese avventurose. I principi fondamentali del suo alpinismo vengono delineati chiaramente. Quale insofferenza per la città di tende che stringe d'assedio una vetta tra-sformandosi spesso essa stessa in un ostacolo. La spedizione leggera, quel modello organizzativo elaborato con Tilman e che ha garantito il successo delle esplorazioni di Himalàya e Karakorum, è ormai per Shipton l'unico sistema efficace per raggiungere gli obiettivi che qualsiasi spedizione si prefigge. Ciò che oramai lo muove è il piacere di questi ambienti sconfinati e le possibilità di avventura e di ricerca che essi ancora racchiudono.
Il non voler partecipare a questa corsa alla vetta lo estrometterà dalla guida della spedizione britannica all'Everest: “Vi sono persone, perfino fra coloro che si sono spinti nel tentativo di conquistarne la cima, che nutrono la segreta speranza che l'Everest, non venga mai salito. Devo confessare che anch'io provo questo sentimento”. L'amarezza di questa esclusione, i giochi di corridoio, le polemiche all'interno del direttivo dell'Alpine Club, lo indirizzano verso nuovi spazi. Per anni ha sentito il richiamo del “grande nord”. Esplorazioni in Alaska sempre rimandate perché nuovi misteri l'attendevano in Asia. Ora l'Asia è chiusa. Ed ecco il “grande sud”. Shipton alle prese con i grandi ghiacci della Patagonia e la prima traversata dei suoi ghiacciai. In “Land of Tempest” sentiamo rinascere l'entusiasmo. I due eterni ragazzi trovano nuovi obiettivi, nuovi spazi nei quali entrare e vivere!
Quella di Eric Shipton rimane una lezione di stile con la quale dobbiamo confrontarci, sia sul tranquillo sentiero di casa nostra che conduce al rifugio-ristorante-albergo, sia nelle remote lande nella “dimora delle nevi”.

Consulta anche: Leggi la recensione - Book review in "The six mountain-travel books"