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La polvere del mondo
Bouvier Nicolas

Editeur - Casa editrice

Diabasis

Europa
Turchia
Iran
India

Pakistan

Città - Town - Ville

Parma

Anno - Date de Parution

2004

Pagine - Pages

280

Titolo originale

L'usage du monde

Lingua - language - langue

italiano

Edizione - Collana

Al Buon Corsiero

Traduttore

G. Martoccia

Contributo di

T. Vernet (Illustratre)

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La polvere del mondo
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(Lungo Tevere Testaccio,10 - Roma)

La polvere del mondo

La polvere del mondo  

Libro di viaggio, baedeker e molte altre cose assieme, La polvere del mondo è il racconto di un viaggio, la prima avventura in Oriente condotta da Bouvier nel 1953. Partito da Ginevra su una Fiat "Topolino", raggiunge a Belgrado il suo amico pittore Thierry Vernet, in compagnia del quale continuerà il viaggio verso Est, fino a Samarcanda.
Il libro ha conosciuto in Francia un successo continuo (molte riedizioni, numerose traduzioni), al punto da diventare la bibbia di una generazione di viaggiatori e di scrittori di viaggio, non tanto per il suo fascino esotico, quanto per il modo inimitabile in cui si fondono humor e angoscia, il riso e le lacrime, l'innocenza dello sguardo e il sapore della conoscenza consapevole, il gusto dell'Ignoto e la costante umiltà del mettersi in cammino, la visione cosmica e il "rapimento" delicato, minuzioso, di certi piccoli dettagli celati nella singolarità degli esseri e delle cose più ovvie e quotidiane.

Da RAI CULTURA
https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2021/01/La-polvere-del-mondo-secondo-Paolo-Rumiz-6227d74a-fc5d-457a-92ee-0b10188fdda6.html

Paolo Rumiz, come presenterebbe Bouvier a chi non lo conosce?
Lo presenterei come il più grande viaggiatore del secolo scorso. Ti perdi in ogni sua pagina ed è davvero un autore i cui libri vanno tenuti sul comodino. Lo scrittore svizzero possiede una lingua pazzesca, profonda, raffinatissima, piena di grazia ed essenzialità. Ed aggiungerei che La polvere del mondo non è solo un libro di viaggio ma un libro sulla vita.

La lingua di Bouvier appare empatica con quello che lo circonda, essenziale, in grado di raccontare l'esperienza e resistere alla tentazione di ammorbare il lettore con prolisse descrizioni: è d’accordo?
Assolutamente si. Mio figlio, a cui ho cons9gliato di leggere La polvere del mondo, mi ha detto che per scrivere le prime tre pagine, lui ne avrebbe impiegate cento! Oltre all'essenzialità è una lingua che vive della simbiosi tra densità e leggerezza e contiene una grande lezione di giornalismo: spogliarsi dell'inutile. Ma lo sa che Terzani, la cui casa era piena di anticaglie, anche di valore, raccolte nei suoi viaggi, tanto da sembrare un museo, quando si ammalò si ritirò in una piccola costruzione con poche cose, qualche libro e la montagna davanti?

Non le sembra che per lo scrittore svizzero il viaggio cominci veramente quando la meta passa in secondo piano?
Non c'è dubbio che per Bouvier la meta è un puro pretesto, perché non è raggiungendola che si accumula esperienza. Il viaggio serve a liberarsi dai pregiudizi, a rendere il tuo zaino meno pesante. L'autore non idealizza nessuno dei luoghi e delle persone che incontra, non mancano malintenzionati e briganti, ma osserva tutto con il suo sguardo disincantato ed acuto.

Com'è l'Oriente che emerge dalle pagine di La polvere del mondo?
Diversissimo da quello di oggi. C'è come una doppia, reciproca illusione: loro ci mitizzano, ci idealizzano; mentre noi pensiamo che l'Oriente sia ancora quello di Byron. Mi è capitato di fermarmi, al confine tra Persia ed Afghanistan, in una sala da thè che sembrava fatta apposta per compiacere l'immaginario di noi occidentali. D'altra parte arrivando ad Istanbul alla stazione ferroviaria di Sirkeci - inaugurata nel 1890 come capolinea dell'Orient Express -, nella parte europea della città e nel quartiere omonimo dove arrivano i treni internazionali, si ha l'impressione che sia fatta ad immagine e somiglianza di come l'avrebbero immaginata delle vecchie signore inglesi.

Non prova nostalgia leggendo la cronaca di viaggi oggi irripetibili, in paesi afflitti da tanti terribili conflitti di ieri e di oggi - come i Balcani, la Siria, l'Afghanistan - ma anche altri come Turchia e Iran che vivono comunque anni complicati?
Certo oggi un viaggio cosi non lo potresti fare, ma io ho viaggiato a bordo di una Topolino sugli Appennini e già a dieci chilometri da Bologna ti ritrovi in una natura selvatica, tanto che ho pensato che se fossi finito in un burrone mi avrebbero ritrovato tra seimila anni! Vanno tutti a Santiago, ma lo sa che erano due secoli che nessuno seguiva il viaggio che ho fatto percorrendo a piedi tutta l'antica Via Appia da Roma a Brindisi?

FFiniamo ricordando l'episodio in cui Bouvier perde i suoi appunti e scava a lungo in una fetida discarica nel vano tentativo di ritrovarli. A lei è mai capitato?
Beh, quello è l'incubo di qualsiasi giornalista, anche non scrittore. Quella parte del testo sembra un sogno, la discarica pare vivere in una dimensione quasi onirica. Comunque a me è capitato che mi rubassero uno zaino mentre viaggiavo in treno tra Napoli e Roma. Ero appena rientrato da un viaggio e quel bagaglio conteneva anche gli appunti che mi sarebbero dovuti servire per scrivere poi un libro. Ma sa cosa ho fatto, passati i primi giorni di sconcerto e disappunto?
Ho invitato a cena a turno vari amici raccontandogli ciò che di quel viaggio mi ricordavo ed alla fine, basandomi su quello, ho poi 'riscritto' un libro migliore di quello che sarebbe venuto fuori seguendo il filo rosso dei miei appunti.

 



Biografia

Nicolas Bouvier è nato a nel 1929, a Ginevra, ed è morto nel 1998. Il suo primo libro, L'usage du monde (La polvere del mondo), pubblicato da Diabasis nel 2004, è diventato la bibbia di una generazione di scrittori di viaggio; Le poisson-scorpion, ha ottenuto il Prix de la critique. Il suono di una mano sola è stato scelto in Francia fra i dieci migliori libri del 1990.